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Le 21:15 portano male.

Ricevo un sms: "Se c6, puoi e hai voglia, ci vediamo da te per bere qualcosa insieme verso le 21:15".

Rispondo che sono ancora a Milano, prenderò il treno delle 20:41, alle 21:15 sarò alla stazione prima della mia e: "o passi a prendermi lì o ci vediamo a casa, ma almeno 20 minuti dopo".

Facciamo domani sera - è stata la replica.

Il treno è partito puntuale e fino alla stazione prima della mia tutto è andata liscio come l'olio; se ci fossimo visti lì l'incastro sarebbe stato perfetto.

Dopo qualche minuto d'inspiegabile sosta del convoglio, l'altoparlante annuncia che, causa treno merci fermo per guasto lungo la linea a binario unico tra quella e la stazione successiva, i treni subiranno pesanti e imprevedibili ritardi. Il seguito implicito dell'annuncio era: "i signori clienti possono mettersi comodi e aspettare l'alba per tornare a Milano. TRENITALIA ringrazia per la preferenza accordata e si scusa per il disagio arrecato"...

Quattro-cinque chilometri dividono la stazione precedente dalla mia e ancora minore è la distanza per arrivare a casa, visto che scendendo dal treno devo tornare indietro a piedi per circa un quarto d'ora. Così scendo alla stazione prima e m'incammino nella fredda e nebbiosa notte invernale.

La strada, asfaltata e poco illuminata, passa tra campi e piccole frazioncine, costeggiando e attraversando qua e là i binari. Nelle case s'intuiscono bagliori catodici e il silenzio è rotto a tratti da inquietanti ritmi binari da discoteca e malinconiche orchestre sinfoniche.

L'asfalto è bagnato dalle lacrime versate giornalmente dai pendolari ferroviari. La nebbia padana potrebbe benissimo essere provocata dall'accumulo di queste disagiate secrezioni, più che dall'inversione termica combinata con lo smog...

Dopo il secondo passaggio a livello vedo la coda del treno merci. La strada in questo tratto costeggia la ferrovia; così, risalendo i vagoni scoperti e stipati di profilati ferrosi, immagino un silenzioso e curioso corteo funebre notturno.

In realtà il locomotore, quasi in prossimità del terzo passaggio a livello, non sembra defunto; il cuore batte ancora e anche gli occhi illuminano con tenacia la fosca notte di gennaio. Qualcuno sta cercando di manipolare le articolazioni e stimolare il sistema nervoso centrale per risolvere l'improvvisa paralisi. La massicciata leggermente sopraelevata rimanda immagini di cattedrale nel deserto o granello di sabbia nel convulso meccanismo del progresso...

Ma sono ormai a cinque minuti da casa. Sì; meglio vederci domani. Un rinvio vale bene una passeggiata sorridente, ripensando a quando, qualche giorno fa, dovevamo vederci ancora alle 21:15, ma io ho capito 20:15, con i prevedibili equivoci e discussioni del caso.

Scrivo un sms: "Ci vediamo domani; ma entro le 21:14 o a partire dalle 21:16... :-)"

Alle 23:15 sento un lungo e lacerante fischio inequivocabilmente ferroviario: l'esalazione dell'ultimo respiro o il respiro di sollievo per averla scampata anche questa volta?

(15/01/05)

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