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Da A piedi da Lavarone a Cura di Vetralla

Una paginetta tratta da: A piedi da Lavarone a Cura di Vetralla, di Claudio Sabelli Fioretti con Giorgio Lauro, edizione Chiarelettere.

Copertina di "A piedi" di Claudio Sabelli Fioretti con Giorgio Lauro

I protagonisti si cimentano in un viaggio a piedi di oltre 650 chilometri.
Non sono ipovedenti, ma anche i pedoni disabili visivi sono soggetti alle stesse complicazioni.

La distanza reale e la distanza percepita.
Chiediamo spesso alla gente: «Quanto manca per il primo ristorante?». La risposta è quasi sempre: «Pochissimo», accompagnata da eloquenti gesti delle mani per indicare che il luogo che noi cerchiamo è lì dietro l'angolo. Noi cerchiamo di avere una risposta più precisa e il nostro interlocutore, piuttosto seccato, non capisce perché debba essere più preciso per una distanza che, a occhio e croce, non va oltre i cinque minuti in macchina. Ecco, è proprio questo il punto. In macchina. Ormai ci siamo resi conto che per la gente non esistono i chilometri. La distanza oggettiva non interessa nessuno. Esistono solo i minuti/macchina i quali grosso modo corrispondono ai minuti/motorino, ai minuti/treno, ai minuti/taxi. È la distanza percepita. Molto spesso questa informazione («Quanto manca per il primo ristorante») per noi è molto importante. Si tratta di capire se ce la facciamo a resistere. Ma nessuno ci capisce. Cinque minuti, in macchina. E noi a insistere: «Ma noi andiamo a piedi». «E perché mai a piedi?» La discussione si farebbe lunga e noi cerchiamo di tradurre la distanza percepita in distanza reale. Cinque minuti in macchina? Guardiamo la faccia dell'uomo che ci dà l'informazione. Se è un vecchietto cinque minuti in macchina sono cinque chilometri. Per noi più di un'ora a piedi. Ma se il tipo è un bulletto da Golf nera truccata i cinque minuti in macchina sono anche quindici chilometri, per noi tre o quattro ore a piedi. Quando poi questa informazione la chiediamo in un bar affollato parte il dibattito. Tutti sono d'accordo che si tratta di «pochissimo». Ma per alcuni sono cinque, per altri dieci, a volte si arriva anche a quindici. C'è sempre uno, lo «sborone» del bar, che immancabilmente ha la ricetta giusta e conosce la strada giusta, la scorciatoia giusta, la distanza giusta sostenendo di fare quel tratto tutti i giorni. Lasciamo sempre i bar a discussione aperta, noi ripartiamo senza sapere quanto manca ma i clienti continuano animosamente a discutere come se il problema fosse loro e non nostro. Questo è il motivo per cui, dopo avere inutilmente tentato di elaborare un algoritmo che traduca le notizie da bar in informazioni accettabili abbiamo smesso di chiedere quanto manca. Questa domanda è vissuta come una provocazione, come se chiedessimo di risolvere un sudoku in due minuti. E la risposta è sempre: «I chilometri non li so, ma manca pochissimo, diciamo cinque minuti di macchina». «Ma noi andiamo a piedi.» «E perché mai a piedi?»

foto di Claudio Sabelli Fioretti e Giorgio Lauro

Pagina aggiornata in data: 30/04/10

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