Sei in: home page > di tutto e di più... > desiderio felino.
Prima di quella domenica sera, ne erano passate circa mille e ottocento dal giorno della mia nascita, non avevo mai massaggiato così a lungo e con tanta dedizione il ventre sofferente e talvolta insofferente… di una donna "indisposta". Certo che era capitato, ma si è trattato di carezze fugaci e di circostanza.
Ginevra, con un centinaio di domeniche in più alle spalle rispetto alle mie, diceva di averne trascorsa più di una come quella; era normale e naturale e aggiungeva che in assenza di massaggiatori volontari, provvedeva da se, aiutandosi magari con la borsa dell’acqua calda.
In effetti anche da sofferente il ventre di Ginevra meritava massaggi e carezze in quantità e di qualità; per fortuna che aveva una personalità altera, indipendente e riservata, almeno nei suoi tratti meno superficiali.
Sembri proprio una miciona – sbottai, ed in effetti sembrava proprio che facesse le fusa, uno strano mix sonoro nel quale si rintracciavano il sollievo, la rilassatezza ed un certo piacere.
Se ne stava lì, illanguidita e semidistesa sul divano: le spalle appoggiate al mio petto, la testa abbandonata sulla mia spalla sinistra e gli occhi socchiusi. La mia mano destra continuava da tempo a massaggiarle il ventre fasciato da un anonimo pantalone casalingo, ma le gambe appena e naturalmente socchiuse, regalavano all’insieme quel non so che di eccitante che l’abbigliamento non avrebbe di certo lasciato emergere. La mano sinistra non aveva un ruolo ben definito, così era libera di curiosare per ogni dove all’istintiva ricerca di piacevoli emozioni.
La mia gattina! – disse lei – Ricordo che ad un certo punto prese ad entrare in casa con regolarità, nonostante avesse passato tutto il suo tempo nei cortile e nei prati del circondario; evidentemente era incinta. La cosa strana è stata che quando si avvicinava il momento del parto mi ha fatto capire esplicitamente che desiderava essere massaggiata sul pancino e se io per qualsiasi motivo mi fermavo, incominciava a piangere e lamentarsi. Al momento giusto ed in modo altrettanto esplicito, mi ha allontanato, ma quando, a cose fatte, mi sono riavvicinata con discrezione, mi ha lasciato vedere e prendere in braccio i suoi cuccioli. -
Io ascoltavo con naturale attenzione, forse un po’ distratto dalla piacevolezza del contesto, ma poco per volta ho sentito salire una sensazione indicibile di tenerezza e commozione. Le avevo detto poco prima che sembrava una miciona, poi ho risentito più insistenti le sue fusa, quindi ho capito che stavo per assemblare le mie parole, il suo racconto e le emozioni di entrambi in un unico desiderio.
Fare l’amore è stato come giocare nel cortile o sui prati, ritrovarsi sul divano d’avanti al caminetto accesso, correre quando nessuno ci fa più caso alla ciotola colma di crocchini, tornare a giocare sapendo che all’occorrenza una mano pronta a massaggiarci non ci mancherà, restare soli al momento giusto e poi sentire il mondo avvicinarsi con discrezione per festeggiare e condividere un desiderio divenuto realtà.
06/03/2001