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Dieci dita di eternità
(dal diario di una sera d'estate).

Non so e non credo che qualcuno riuscirà mai a capire fino in fondo cosa ha significato per me tenerti per mano, forse nemmeno tu, né io stesso.
Era come se una parte di me andasse altrove, in un posto così vicino all'anima, che la mente, ancora troppo materiale, rimaneva in uno stato di presenza-assenza simile solo ai momenti di estremo piacere.
Quella parte di me si trasformava così in calore, energia e sensibilità.
Sarei potuto riuscire a sentire ogni goccia di sangue che scorreva nelle nostre vene.
Attimo dopo attimo mi arrivava l'eco delle tue emozioni e sensazioni, il respiro del mondo, un alito di vita; cosicché non sentivo più la tua mano o un vago riflesso di quello che potevi star pensando in quel momento, ma qualcosa che molti non esiterebbero a chiamare Dio.
Dopo un po' la realtà circostante si attutiva e tutto il mondo sembrava concentrarsi in quell'intreccio.
Venivano le lacrime agli occhi; mi rendevo conto di quanto fosse ridicolo tutto il resto e di come volessi non finisse mai.
Nel frattempo le dita si accarezzavano tra di loro così impercettibilmente che un occhio esterno avrebbe potuto continuare a vederle immobili.
È come il più splendido degli orgasmi, quello in cui nessun muscolo si muove volontariamente, ma le singole emozioni trasmettono ai sensi i brividi impalpabili del piacere.
E come nell'atto amoroso, le mani continuavano a scaldarsi e a rilasciare umori da dissipare.
Sembrava allentarsi la stretta.
Le dita saldamente intrecciate fino a qualche istante prima, ora combaciavano perfettamente; anche i palmi sembravano fondersi in una stessa mano.
Piano piano le dita si allargavano senza perdere l'aderenza, così da permettere all'aria di portare un po' di refrigerio.
E poi tornare istintivamente all'intreccio e ricominciare tutto da capo.
Tutto questo senza dirsi una parola e senza essere guidati dall'esperienza; era qualcosa di indefinibile che faceva muovere le mani all'unisono, mantenendone l'inscindibilità.
Risalivano le lacrime, lacrime di stupore, felicità, bramosia, eternità.
Era una sera di fine agosto o in un tempo impossibile da dimenticare, in un futuro fantastico, o mai più.

29/08/01

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