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Mal di mare.

Mentre aspettava il treno, ripensò al discorso di Rebecca sull'elaborazione del lutto, in ambito affettivo naturalmente... e didascalicamente lo collegò ad una sensazione di freddo, c'era anche nebbia, quindi...
Quasi subito gli venne in mente l’accentuata sensibilità di Ester alle basse temperature e per contrapposizione ripensò alle molte corse estive verso la spiaggia per ritrovare un po' di refrigerio.

Più l'atmosfera è torrida, più l'impatto con l'acqua è raggelante... in questi casi servono due o più amici che ti sollevano di peso e ti scaraventano in acqua; in alternativa si può partire dal punto più lontana dalla riva e correre a tutta velocità verso i flutti, fino a perdere l'equilibrio e ritrovarcisi dentro fino al collo. Entrambe queste possibilità comportano un impatto traumatico, ma piacevolmente breve; qualche istante e si è già in gioiosa armonia con le onde.

E' naturalmente possibile avvicinarsi anche con cautela alla riva e sorprendersi per la sensazione di frescura e refrigerio al primo contatto dei piedi con l'acqua. Quasi subito ci si convince che tutto sommato si ha poco da temere, così si prosegue con voluttuosa cautela verso il largo e si sente l'acqua arrivare alle ginocchia.

Alle cosce interviene un certo istinto competitivo: "vediamo fino a dove riesco a resistere"... Quando l'acqua arriva a bagnare la parte inferiore del costume si prova un misto di sgomento ed eccitazione, sembra impossibile che si possa sentire così freddo anche se quella parte del corpo è coperta!

A questo punto sembra fatta e si procede con maggiore decisione verso il mare aperto, fino a quando l'acqua supera il limite superiore dello slip; qui si percepisce chiaramente che è troppo tardi per ritrarsi, ma anche drammaticamente raggelante. Si cerca di massaggiare con le mani bagnate la parte superiore del corpo, come per esorcizzare l'incombenza dell'infinito... Anche a questo punto si può decidere di proseguire stoicamente fino alla fatidica "acqua alla gola"...  o volgere le spalle al largo, chiudere gli occhi e lasciarsi andare.

Chissà cosa penserebbe Rebecca di questa metafora! – pensò – e chissà per cosa opterà quell’altra sciagurata… dopo essersi massaggiata la parte superiore del corpo nella speranza di lenire in un sol gesto shock e desiderio! – e aggiunse come fosse lì: - Io, fonte del voluttuoso incanto e responsabile di tanto gelo, attendo di accoglierti libera e felice, fra le mie onde spumeggianti.

(2000)

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