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Da diversi anni ogni volta che torna al paese natale, percorre almeno una volta al giorno la lunga e ampia spiaggia del castello, otto chilometri di buone ragioni tra andata e ritorno. Tutto incominciò quella volta che bevette così tanto e fece così tanta pipì, che il povero medico della mutua si rese conto che perfino l’aspirina non avrebbe portato benefici: “deve regolare la sua dieta e fare moto con regolarità”. Da allora si alza alle sette e mezza in ogni stagione: una tazza di caffè, un veloce passaggio in bagno, svuota velocemente l’attaccapanni indossando stranamente prima i pantaloni poi la camicia, si sporge dalla finestra per riconoscere le nuvole in cielo e via.
In spiaggia si arriva alla fine della ripida discesa di città alta, dominata dal castello; nei giorni di scirocco il mare si fa sentire molto prima delle raffiche di vento che sollevano fastidiose nuvole di sabbia. Più il mare è schiumoso e la sabbia irrequieta, più le buone ragioni sembrano per lui moltiplicarsi esponenzialmente. A dire il vero le prime volte ha faticato non poco per entrare in sintonia con gli elementi; anche il padre, marinaio, gli ricordava spesso che il mare è amaro ed ha sempre vent’anni…
Dopo qualche giorno le onde cominciarono a insidiargli sempre più frequentemente i piedi e il perpetuo rumoreggiare del bagnasciuga s’insinuava tra le certezze di sempre che sembravano competere come il flusso e il riflusso del mare sulla sabbia. La vita non può essere sempre così contrastata – disse – anche il mare alterna giorni di burrasca e giorni di bonaccia! Se ciò che si desidera è sempre diverso da ciò che si vive, qualcosa non funziona.
Si ripresentò dopo qualche tempo: i desideri sotto la pianta del piede sinistro, la realtà sotto il destro. Al momento di tornare indietro, a metà strada, si rese conto che il piede sinistro era quasi perfettamente asciutto. Poco prima di imboccare la salita per tornare in paese ebbe freddo, si guardò il piede destro e s’accorse di non sentirlo quasi più tanto era bagnato e intirizzito.
Tornò di lì a poco, nel frattempo sotto la pianta del piede destro era cresciuto un sogno. Era estate, così all’imbocco della salita di città alta, al ritorno dalla passeggiata, si ritrovò con entrambi i piedi piacevolmente intorriditi.
Arrivò l’inverno, ma i piedi continuavano ad essere bollenti; tornò in spiaggia col proposito di chiedere alle onde ragione di quel persistente calore. Il mare era in burrasca e lo scirocco sollevava dense nuvole di sabbia i cui granelli s’intrufolavano ben al di sotto del cappotto. Si sedette su un pedalò rimasto per chissà quale ragione lungo la riva; il mare urlava come mai sentito prima, rifiutandosi di alleviare il bollore e il vento indicava chiaramente nordovest, la direzione dove lui sapeva risiedere la causa di quel calore fuori stagione.
Raffredda i desideri e scalda il tuo sogno – disse il mare, e aggiunse – è solo la realtà che mitiga in modo naturale, ciò che non si concretizza gela o brucia. La realtà si realizza attraverso scelte spesso dolorose; chi crede di poter vivere senza provocare gelo o scottature, è causa della propria e dell’altrui infelicità.
(05/01/01)