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Sei in: home page > la mia musica > Giorgio Gaber > dialogo tra un impiegato e un non so.

Dialogo tra un impiegato
e un non so.

DIALOGO I.

Voce fuori campo: Chi sei?

G: Mah, non so.

Voce fuori campo: Chi sei?

G: Sono un non so!

Voce fuori campo: L'ironia è un'arma della borghesia. Chi sei?

G: Sono... sono uno che scrive.

Voce fuori campo: Ah, sei un poeta!

G: Beh, chiamami come ti pare.

Voce fuori campo: Un poeta rivoluzionario?

G: Sì, rivoluzionario.

Voce fuori campo: E di cosa parli?

G: Parlo dell'uomo, dei suoi rapporti, dell'amore, parlo di un albero...

Voce fuori campo: Ah, di un albero, ero lì che ti aspettavo! Ma non lo sai che parlare di un albero in tempo di rivoluzione è come tradire la rivoluzione?

G: C'è la rivoluzione?

Voce fuori campo: Non fare lo spiritoso! Parlavo dell'impegno, dell'impegno ideologico.

G: Questa l'ho già sentita.

Voce fuori campo: L'hai già sentita ma non l'hai imparata.

G: Non è che non l'ho imparata, è che a me non interessa il cervello che va, va, chissà dove... deve passare di qui, dentro. E' l'istinto che mi interessa, lo stomaco!

Voce fuori campo: Ah, lo stomaco, ero lì che ti aspettavo!

G: Eh ma tu mi aspetti sempre da tutte le parti!

Voce fuori campo: Per forza, fai ancora il discorso sui sentimenti, sui dolori... lo so dove vuoi arrivare. Ma credi veramente di servire a qualcosa?

G: Mah, non so, servo a qualcosa? Dite, ditelo voi, servo a qualcosa? ..............non dicono.

Voce fuori campo: Non servi a niente! Sei un poeta borghese. Ti rinchiudi in te, non riesci a tirare fuori un'idea, a modificarla, a cambiarla.

G: Un'idea, modificarla, cambiarla, elaborarla... ci vuole mica tanto! E' cambiarsi davvero, è cambiarsi di dentro che è un'altra cosa!

LE CIPOLLE.

E poi non sono soltanto le idee che si devono digerire: anche le cipolle!
Mia madre da bambino mi picchiava. M'è rimasto un peso sullo stomaco, una cipolla. Non mi va ne su ne giù. So che se la digerissi mi farebbe anche bene perché non è detto che una cipolla ti faccia male, se la capisci, butti via quello che non serve e tieni la sostanza.
Mia madre voleva molto bene a mio fratello, simpatico mio fratello, piace anche alle donne.
Che peso lo stomaco. Deve essere una cosa importante la digestione. Ho provato anche a metterlo un po' da parte il peso, le cipolle, come se non ci fossero: qualche foruncolino.
Mia madre per le indigestioni mi dava sempre la limonata Rougier. Era molto buona quand'ero malato, mia madre s'intende. Mio fratello non si ammalava mai, era sano, e mia madre lo accarezzava, accarezzava anche me mia madre.
Non mi va giù. Potrei anche vomitare, ma vomitare non serve è come non mangiare, si, lo so, l'importante è digerire, devo digerire!

Coro: Mangiare. Mangiare per non morire ma digerire. Digerire.

Certo, certo, la cipolla infanzia formato mamma, formato fratello, formato Gesù si può anche digerire. Un po' di nausea, un po' di stitichezza ma poi vai. E' che più avanti vai più ti trovi di fronte a certi cipolloni!

Coro: Mangiare. Mangiare per non morire ma digerire. Digerire.

Fate tutto facile voi. La mia vita è piena di cipolle. Anche lo stomaco non fa in tempo: cipolla scuola, cipolla lavoro, cipolla sesso, dai giù, giù.

Coro: Mangiare. Mangiare per non morire ma digerire. Digerire.

Va bene. Scuola, lavoro, sesso posso anche digerirli, che poi c'è da vedere, ma con la cipolla esistenza come la mettiamo? Non so, dico... un dolore di quelli grossi tipo cipolla famiglia, che fai? Niente, non ne vieni fuori.

LO SHAMPOO.

Una brutta giornata,
chiuso in casa a pensare,
una vita sprecata,
non c'è niente da fare,
non c'è via di scampo,
quasi quasi mi faccio uno shampoo.

Uno shampoo?

Una strana giornata,
non si muove una foglia,
ho la testa ovattata,
non ho neanche una voglia,
non c'è via di scampo:
sì, devo farmi per forza uno shampoo.

Uno shampoo? Sì, uno shampoo.

schhh... scende l'acqua, scroscia l'acqua calda, fredda, calda... giusta!
Shampoo rosso, giallo, quale marca mi va meglio... questa!

Schiuma, soffice, morbida, bianca, lieve, lieve,
sembra panna, sembra neve...
La schiuma è una cosa buona, come la mamma,
che ti accarezza la testa quando sei triste e stanco,
una mamma enorme, una mamma in bianco!

Sciacquo, sciacquo, sciacquo...

Seconda passata.

Son convinto che sia meglio quello giallo senza... canfora!
I migliori son più cari perchè sono anti... forfora!

Schiuma, soffice, morbida, bianca, lieve, lieve,
sembra panna, sembra neve...
La schiuma è una cosa sacra, è una cascata di latte,
che assopisce questa smania tipica italiana,
è una cosa sacra: come una vacca indiana!

Sciacquo, sciacquo, sciacquo...

Fffffff... fon!

LA MACCHINA.

Una macchina. Una macchina nuova, di serie, pulita. Motore a posto, ho fatto l'ultimo tagliando, tutto funzionante. Lucida, verniciata, curata nelle sue rifiniture.
Il cambio è a cloche piccolo, finito allo snodo con un soffietto in finta pelle lucida, trapuntata.
Il posto per gli spiccioli, un rettangolo modernissimo, nero, zigrinato.
Portaceneri a sportelli di plastica neri opachi, perfettamente funzionanti.
Una mano, una mano di uomo, bianca, poco pelosa, si muove piano, apre un deflettore. Il vetro scivola, stride leggermente, un rumore sottile, acuto. Poi silenzio.
Una testa si avvicina, si appoggia al vetro. Una goccia cade adagio dalla fronte, ferma, immobile. L'uomo è fermo immobile. Anche la macchina è forma immobile.
Un'autostrada, un'autostrada di macchine ferme. Molte, moltissime macchine ferme, una fila di macchine ferme.
E' successo qualcosa, è successo qualcosa, rumore di clacson, sirena a luci intermittente.
"Sì, qualcosa al chilometro 107. Un camion."
Ancora silenzio. La fila è ferma, qualcuno scende. Silenzio. Un silenzio assurdo. Si sente parlare in inglese, lontano, bassa voce, come in un sogno. Ancora sirena lamentosa, ovattata, lontana.
Si risale. La fila procede adagio. Qualche sorpasso timido, emozionante, 120, 150, 190. Lampeggiatore, sorpasso. Lampeggiatore, sorpasso, clacson. La prima galleria, luci di posizione. Lampeggiatore, sorpasso, la seconda galleria.
Il paesaggio si muove, non è più orizzontale. Macchie verde in alto, in basso, si distende a scaletta, saltellante, gradevole.
Galleria, buio, luce.
Galleria, buio, luce.
Galleria, buio, luce.
Apertura, ci siamo, il mare, il mare, il mare...

L'INGRANAGGIO.

Un ingranaggio.
Un ingranaggio.

Un ingranaggio così assurdo e complicato,
così perfetto e travolgente.
Un ingranaggio fatto di ruote misteriose,
così spietato e massacrante.
Un ingranaggio come un mostro sempre in modo
che macina le cose, che macina la gente,
sì, sì anch'io!
Sì, anch'io...

IL PELO.

G: No, io no. Io sono un uomo felice. Beh, forse la felicità non esiste, diciamo che sono un uomo sereno. Mi basta veramente così poco. Pensate, io non ho niente!

Coro 1: Io non ho niente!
Coro 2: Io non ho niente!
Coro 3: Io ho un pelo!

G: Eh già, lui ha un pelo. Chissà poi cosa se ne fa di un pelo. Lui ha un pelo e io non ho niente...
Però bisogna ammettere che un pelo... è un pelo. E c'è chi ce l'ha, e c'è chi non ce l'ha... io per esempio non ce l'ho... che a pensarci bene un pelo mi sarebbe anche utile! E sì, oggi come oggi uno che non ha un pelo... Bisogna che me lo procuri.
Sì, io devo avere un pelo!
Uhaaaa!!!

Io ho un pelo!

Coro 1: Io ho un pelo!
Coro 2: Io ho un pelo!
Coro 3: Io ho dieci peli!

G: Beato lui che ha dieci peli. No per carità, io non mi lamento, io il mio pelo ce l'ho...
Certo che uno che ha dieci peli è già in un'altra posizione. Uno con dieci peli ha praticamente risolto... dieci peli sono già una peluria! Bisogna che me li procuri.
Sì, io devo avere dieci peli!
Uhaaaa!!! Dieci.

Io ho dieci peli!

Coro 1: Io ho dieci peli!
Coro 2: Io ho dieci peli!
Coro 3: Io ho cento peli!

G: Maledizione! Lui ha cento peli, cento, e io sono stanco, distrutto, non ce la faccio più, ma resta il fatto che lui ha cento peli e io ne ho dieci, e dieci peli oggi cosa sono... non sono più niente, sono una miseria.

Coro in sottofondo: Noi abbiamo cento peli. Noi abbiamo mille peli. Noi abbiamo centomila peli. Noi abbiamo un milione di peli.

G: Devo farcela, devo reagire, anch'io devo avere tanti peli, per me, per i miei figli. Anch'io avrò tanti peli...
Anch'io...
Sì, sì...

L'INGRANAGGIO.

Anch'io devo andare sempre avanti
senza smettere un momento,
devo andare sempre avanti
e lavorare, lavorare, lavorare,
e continuare a lavorare, lavorare, lavorare,
e non fermarsi mai.

E non fermarsi mai,
e non fermarsi mai,
avere dentro il senso
che non sei più vivo
e faticare tanto,
trovarsi con un vecchio amico
e non saper che dire.

Capire che non ho più tempo
per il riso e il pianto,
saperlo e non aver la forza
di ricominciare.

Non è che mi manchi la voglia
o mi manchi il coraggio,
è che ormai son dentro
nell'ingranaggio.

Ricordo quelle discussioni
piene di passione
di quando facevamo tardi
dentro a un'osteria.

L'amore, l'arte, la coscienza,
la rivoluzione,
sicuri di trovar la forza
per andare via.

Non è che mi manchi la voglia
o mi manchi il coraggio,
è che ormai son dentro
nell'ingranaggio.

Un ingranaggio.
Questo ingranaggio così assurdo e complicato,
così perfetto e travolgente.
Quest'ingranaggio fatto di ruote misteriose,
così spietato e massacrante.
Quest'ingranaggio come un mostro sempre in modo
che macina le cose, che macina la gente,
sì, anch'io, devo andare sempre avanti,
senza smettere un momento,
devo andare sempre avanti
e lavorare, lavorare, lavorare,
e continuare a lavorare, lavorare, lavorare,
e non fermarsi mai.

E non fermarsi mai,
e non fermarsi mai
e ritornare a casa
silenzioso e stanco
senza niente dentro,
appena il cenno di un sorriso
senza convinzione.

La solita carezza al figlio
che ti viene incontro,
mangiare e poi vedere il film
alla televisione.

Non è che mi manchi la voglia
o mi manchi il coraggio,
è che ormai son dentro
nell'ingranaggio...

DIALOGO II.

Voce fuori campo: Sì, sì, ma basta con questi problemi personali, sulla tua vita, sulla tua famiglia!

G: Ma insomma tu cosa vuoi, chi sei?

Voce fuori campo: Sono un extraparlamentare di sinistra!

G: E io sono un "extrafamigliare " di sinistra!

Voce fuori campo: Ma non ha mai pensato che la tua oppressione è un po' meno pesante di quella di tanti altri? Non sai che c'è gente che deve pensare a mangiare, continuamente, con assiduo?

G: Che fame!

Voce fuori campo: Non fare il cretino! C'è davvero gente che non mangia nemmeno!

G: Anch'io mangio poco. Roba leggera.

Voce fuori campo: Perché sei malato come tutti gli "intellettualini" che soffrono tanto per il loro foruncoli e non si accorgono dei pericoli veri che ci circondano: repressione, persuasione occulta, fascistizzazione, pericoli enormi, incombenti, subdoli, misteriosi...

LA PRESA DEL POTERE.

parlato: Un mastino. Un mastino nero, lucido, metallico.
Un cane mastino con un occhio solo vitreo in mezzo alla fronte.
Una mano schiaccia un bottone. Dall'occhio del mastino parte un fascio di luce intensa, verdastra, elettrica...

Shhhh...
Shhhh...
Shhhh...

Avvolti in lucidi mantelli,
guanti di pelle, sciarpa nera,
hanno le facce mascherate,
le scarpe a punta lucidate,
sono nascosti nella sera.

Non fanno niente, stanno fermi,
sono alle porte di Milano
con dei grossissimi mastini
che stan seduti ai loro piedi
e loro tengono per mano.

Han circondato la città,
la stan guardando da lontano,
sono imponenti e silenziosi.
Chi sono? Chi sono?
I laureati e gli studiosi.

E l'Italia giocava alle carte e parlava di calcio nei bar,
e l'Italia rideva e cantava...

Shhhh...

Ora si muovono sicuri
coi loro volti mascherati,
gli sguardi fissi, minacciosi,
vengono avanti silenziosi,
i passi lenti cadenzati.

Portano strane borse nere
piene di oggetti misteriosi
e senza l'ombra di paura
stanno occupando i punti chiave,
tengono in pugno la questura.

Dagli occhi chiari dei mastini
parte una luce molto intensa
che lascia tutti ipnotizzati.
Chi sono? Chi sono?
L'intellighenzia, gli scienziati.

E l'Italia giocava alle carte e parlava di calcio nei bar,
e l'Italia rideva e cantava...

Shhhh...

Ora si muovono più in fretta,
hanno moltissimi alleati,
hanno occupato anche la RAI,
le grandi industrie, gli operai,
anche le scuole e i sindacati.

Ora si tolgono i mantelli,
son già sicuri di aver vinto,
anche le maschere van giù,
ormai non ne han bisogno più
son già seduti in Parlamento.

Ora si possono vedere,
sono una razza superiore,
sono bellissimi e hitleriani.
Chi sono? Chi sono?
Sono i tecnocrati italiani.

Ein zwei,
ein zwei,
alles Katup!

E l'Italia giocava alle carte e parlava di calcio nei bar...

GLI INTELLETTUALI.

No. Io sono un uomo di cultura. Io con quelli lì non ci vado, sono testacchioni.
Sì, forse l'impostazione è anche giusta ma ci sono troppe cose...
Certo che il mondo va male, vuoi che non lo veda? Sono più a sinistra di loro io. E' che loro sono ingenui, ignoranti, non hanno dubbi mentre io, io sono un problematico e prima di prendere una decisione...

Gli intellettuali sono razionali,
lucidi, imparziali,
sempre concettuali,
sono esistenziali,
molto sostanziali,
sovrastrutturali
e decisionali.

E poi dicono gli intellettuali! E' chiaro siamo su un altro livello! Loro vanno lì... ‘PAM PAM', si picchiano coi fascisti, con la polizia... Cosa risolvono?
Non scavano, sono grossolani.
Io sono anche magro. Diffido della gente robusta.
Gli operai. No intendiamoci, io sono più a sinistra di loro, è che tanto non si può far niente.
Toh, un po' di vento. Questa foglia che mi batte su un occhio? Agire dicono, bisogna agire.
Che fastidio questa foglia! Bisogna vedere come si agisce e se si può agire.
Intanto batte eh? Cosa posso fare? Niente, non c'è niente da fare!

Gli intellettuali fanno riflessioni,
considerazioni,
piene di allusioni,
allitterazioni,
psico-connessioni,
elucubrazioni,
autodecisioni.

Che fastidio questa foglia! Batte sempre più forte. Cosa posso fare? Niente, non c'è niente da fare!
Va a finire che perdo l'occhio!

NOCI DI COCCO.

Che fame!
Che fame!
Che fame!
Che fame!
Che fame!
Che fame!
Che fame!
Che fame!
Che fame!

G: E qui, in quest'isola deserta, non c'è niente da mangiare!

Che fame!
Che fame!

G: Poveri noi. Così uniti, così solidali, tutti uguali senza niente da mangiare!

Che fame!
Che fame!

G: Uhè! Uhè! Vedo delle noci di cocco. Sì, ci sono moltissime noci di cocco!

Coro: Bene! Evviva! Abbiamo trovato le noci di cocco!
Abbiamo trovato le noci di cocco!
Abbiamo trovato le noci di cocco!
Abbiamo trovato le noci di cocco!

G: No. No. Ho trovato le noci di cocco!
Eh sì, le noci di cocco le ho trovate io, quindi me le mangio io!

Coro: Ma anche noi abbiamo fame!

G: No vedete ragazzi facciamo un ragionamento. Nella vita non tutti gli uomini sono uguali: ci sono uomini normali e uomini d'ingegno. Non a caso le noci di cocco le ho trovate io!

Coro: Ma cosa te ne fai di tante noci di cocco? Tu se solo e noi siamo in tanti!

G: Non è il numero che conta è l'intelligenza dell'individuo!

Coro: Tu se solo e noi siamo in tanti!

G: Non crederete mica di farmi paura con delle minacce vero?

Coro: Tu se solo e noi siamo in tanti!

G: E' vero! Io sono solo e loro sono tanti. Bisogna che li calmi. Certo non con le noci eh?
Bisogna che inventi qualcosa, qualcosa di giusto, di civile. Guai se cominciamo con la violenza. Il rispetto! Il rispetto di quello che siamo, di quello che abbiamo, qualcosa di serio, di importante, di democratico!
Ci sono ho trovato! Invento lo Stato!

Coro: (intona l'Inno di Mameli)

LA LIBERTA'.

Vorrei essere libero, libero come un uomo.
Vorrei essere libero come un uomo.

Come un uomo appena nato che ha di fronte solamente la natura
e cammina dentro un bosco con la gioia di inseguire un'avventura,
sempre libero e vitale, fa l'amore come fosse un animale,
incosciente come un uomo compiaciuto della propria libertà.

La libertà non è star sopra un albero,
non è neanche il volo di un moscone,
la libertà non è uno spazio libero,
libertà è partecipazione.

Vorrei essere libero, libero come un uomo.
Come un uomo che ha bisogno di spaziare con la propria fantasia
e che trova questo spazio solamente nella sua democrazia,
che ha il diritto di votare e che passa la sua vita a delegare
e nel farsi comandare ha trovato la sua nuova libertà.

La libertà non è star sopra un albero,
non è neanche avere un'opinione,
la libertà non è uno spazio libero,
libertà è partecipazione.

La libertà non è star sopra un albero,
non è neanche il volo di un moscone,
la libertà non è uno spazio libero,
libertà è partecipazione.

Vorrei essere libero, libero come un uomo.
Come l'uomo più evoluto che si innalza con la propria intelligenza
e che sfida la natura con la forza incontrastata della scienza,
con addosso l'entusiasmo di spaziare senza limiti nel cosmo
e convinto che la forza del pensiero sia la sola libertà.

La libertà non è star sopra un albero,
non è neanche un gesto o un'invenzione,
la libertà non è uno spazio libero,
libertà è partecipazione.

La libertà non è star sopra un albero,
non è neanche il volo di un moscone,
la libertà non è uno spazio libero,
libertà è partecipazione.

LA BOMBOLA.

‘SSSSHHH-AAAH!
‘SSSSHHH-AAAH!
‘SSSSHH'... Non si respira!... Manca l'aria!
Ahhh... Una bombola, una bombola grigia, bella , col bocchettone...
Sssshhh... Caro signore, oso dire in tutta coscienza che lei avrà modo di convincersi della piena convenienza e sensatezza nel seguire le mie indicazioni e i miei consigli!...
Ahhh... sono un amatore di bombole grigie... con bocchettone...
Non si respira... manca l'aria... c'è come... una cappa, non si sa perché...
Sssshhh... strano, eppure si può far tutto, siamo liberi, abbiamo raggiunto il benessere, ogni quattro-cinque anni si vota, si fanno le olimpiadi, tutto normale, se c'è qualche guerra è per far star meglio gli altri....
Aaahh... tutto perfetto... manca un po' l'aria... c'è come... una bombola... ci vuole una bombola...
Sssshhh... Ho provato anche con lo iodio, la mattina, sul mare...ma ci sono gli asmatici...
Aaahh... antipatici... presuntuosi, intuititivi, artisti... dicono che sono stati i primi a non respirare...
Sssshhh... una volta c'era un'altra aria, sopra... tutti più o meno potevano respirare... gli asmatici, no!... devo riconoscere che sono all'avanguardia... non mi interessa... rimango un amatore di bombole grigie, con bocchettone...
Sssshhh... Vede, mio caro signore, il respiro più è difficile, più è un'arte. Un determinato comportamento che per un praticante avventizio potrebbe apparire difficile, bocchettone a valvola d'argento "enfisema uno", diviene estremamente semplice quando colui che lo attua occupa un posto di intelligenza nella nostra comunità asfittica! Hhhhhh! Hhhh!
Questa tecnica più moderna di respirazione distrugge le meschine convenzioni dell'aria normale, quella vera, e va considerata dal punto di vista dell'opportunità offertaci di migliorare l'umanità attraverso una meravigliosa bombola grigia bocchettone d'argento "enfisema unooo"!!! Hhhhhh!!!
A questo punto mio caro signore, per i nostri interessi i costruttori di bombole non hanno esitato a mettere da parte tutte le sorpassate precedenti esperienze per rinnovarsi e prospettarci così in tutta onestà verso i nostri bisogni la favolosa superbombola grigia bocchettone d'oro "enfisema dueee!"
Hhhh-aaahh!
Hhhh-aaahh!
Hhhh-aaahh!

Coro: Hhhh-aahh!
Hhhh-aahh!
Hhhh-aahh!

LA BENDA.

G: Bendopoli. Una piccola città, pulita, ordinata, nel suo piccolo organizzata. Sono nato qui 33 anni fa, coniugato, statura 1 e 74, capelli scuri, segni particolari benda variopinta.
Come va?
Benissimo, grazie. Sono stato anche dal medico che mi ha trovato perfettamente a posto: nevrosi acuta, condizionamento totale, visione delle cose zero... normale insomma.
Eppure da un po' di tempo mi sembra che questa benda non funzioni tanto bene. Strano è nuova, nuova. Poi adesso le fanno così belline, colorate, di vari tessuti, di varie forme. Oh Dio, niente a che vedere con le bende di prima della guerra eh? Intanto erano nere... oscurità totale, poi altre bende, altri spessori... certe partite a moscacieca!
Insomma da un po' di tempo mi sembra che questa benda lasci intravedere degli oggetti, delle facce, intuire dei movimenti. Bah, sono un po' "preoccupatino".
Che si sia allentata? Beh, ma se è solo questo posso stringerla io stesso, è un gioco facilissimo, magari, magari un po' pericolo, basta stare un po' attenti. Ecco la tiro su qui da didietro, ancora un momento, così, ecco...
Oh Dio! M'è caduta la benda!
Uhè! Sono senza benda! E' la prima volta nella mia vita! Però non si sta poi neanche tanto male eh?

Coro: E' pazzo! E' pazzo!

G: No, non sono pazzo. Dico che forse si potrebbe vivere anche senza benda.

Coro: E' pazzo furioso!

G: Ma no, anzi vi dirò una cosa: io la benda non me la metto più!

Coro: Bisogna impedirgli di nuocere. Stasera. E' per stasera.

LA CACCIA.

Una piccola città
più pulita, più ordinata di un verde giardino
dove c'è
una gran serenità,

in quella piccola città
tra persone rispettate, persone educate,
ognuno ha
comprensione e carità.

parlato: Stasera, è per stasera... mi vengono a prendere... l'hanno deciso sono tutti d'accordo. Hanno messo a letto i bambini, in orario, con cura, precisi, decisi.

Coro: Prendilo, prendilo...

parlato: Eccoli, eccoli, mi cercano, mi vogliono... come hanno fatto con gli altri. Sono molti, moltissimi, tutti uguali... ho paura, ho paura!

In coro: Prendilo, prendilo, prendilo, non deve scappare, circondalo, agguantalo, colpiscilo, ammazzalo.

Eccoli, li sento,
gli urli rabbiosi mi arrivano al cervello,
le mani che mi tremano,
i nervi che mi crollano...

In coro: Prendilo, prendilo, prendilo, non deve scappare, circondalo, agguantalo, colpiscilo, ammazzalo.

Eccoli, incalzano,
sento la bocca, la bocca che si asciuga,
la vista che si annebbia,
gli occhi che mi bruciano...

In coro: Prendilo, prendilo, prendilo, non deve scappare, circondalo, agguantalo, colpiscilo, ammazzalo.

Li vedo, li vedo, li vedo,
le facce stravolte, i volti abbruttiti,
gli occhi iniettati di sangue,
i pugni protesi, i sassi, i bastoni,
la rabbia, una cosa sfrenata, le grida bestiali da cani rabbiosi...
cani, cani, un urlo di cani rabbiosi, cani, cani, un urlo di cani rabbiosi ...

In coro: Prendilo, prendilo, prendilo, non deve scappare, circondalo, agguantalo, colpiscilo, ammazzalo.

Sento la testa, la testa che si spezza,
sento il cuore, il cuore che mi scoppia,
le tempie che mi battono,
le vene che si gonfiano,
le gambe che non reggono,
le forze che mi mancano,
le forze che mi mancano,
le forze che mi mancano...

Una piccola città...
Una piccola città...
Una piccola città...

LA COLLANA.

G: Su, venite tutti qua che facciamo un gioco.

Coro: Bene... bene... dai giochiamo...

G: Giochiamo al gioco della collana.

Coro: Bene... il gioco della collana... che bello...

G: Per essere bello devono giocare tutti, eh?

Coro: Benissimo... giochiamo tutti... dai, dai giochiamo...

G: Adesso ve lo spiego: uno di noi alla volta terrà al collo questa collana e dirà agli altri quello che devono fare e gli altri la ubbidiranno.

Coro: Che bello... che bello... dai giochiamo...

G: Poi quando gli altri ne avranno voglia diranno a quello che comanda il gioco di togliersi la collana e di darlo a un altro e così via, eh?

Coro: Bene... che bello... dai giochiamo...

G: Allora vediamo un po' chi comincia.
Comincio io per primo che conosco il gioco?

Coro: Insomma... ma... no... no...?!?

G: Come? E' giusto che cominci io, no, che conosco il gioco?

.........

G: Benissimo! Visto che siamo tutti d'accordo cominciamo.
Allora, avanti tutti insieme dite: "Pa-ra-pa".

Coro: "Pa-ra-pa".

G: Bravi. Adesso dite: "Pi-ri-pi".

Coro: "Pi-ri-pi".

G: Benissimo. E adesso dite: "Po-ro-po".

Coro: "Po-ro-po"... No... basta... no... no... No senti non ci divertiamo. Tu ci stai facendo fare delle cose completamente imbecilli!

G: Accetto volentieri le critiche. Quindi se lo desiderate cambio discorso.
Dunque: "Pe-re-pe"..., "Pu-ru-pu".

Coro: Buh... ma... basta... no... basta... No senti, avevi detto che quando gli altri volevano potevano farti togliere la collana e questo è il momento!

G: Certo. Se lo volete dovete allora decidere a chi andrà la collana.
Fatelo con calma e pensateci bene. E in questa fase di preparazione guardate attentamente la lucina, ecco questa lucina, la vedete? Pensate, concentratevi, pensate liberamente, non lasciatevi condizionare così, bravi, ecco, così!
Avete deciso?

Coro: Abbiamo deciso, votiamo per te!

G: Grazie signori! Sono contento della stima e della fiducia che ancora una volta ci avete concesso. Il nostro governo opera con il consenso del popolo per il bene del popolo.
Orsù, tutti insieme verso un mondo migliore: "Pa-ra-pa".

Coro: "Pa-ra-pa".

G: "Pe-re-pe".

Coro: "Pe-re-pe".

G: "Pa-ra-pa", "pe-re-pe", ...

Coro: "Pa-ra-pa", "pe-re-pe", ...

IL MESTIERE DEL PADRE.

parlato: Tribunale di Milano, dipartimento 137: in base all'articolo 431 del codice civile si assegna la bambina alla custodia della madre fino all'età di sette anni.

Suonare al tuo cancello,
una carezza al cane,
vedere un cameriere,
la mia bambina è pronta.

E' sempre ben vestita,
le scarpe belle nuove,
anch'io con la cravatta,
la barba appena fatta.

Il sole del mattino
e dopo al luna-park,
ai giardini, allo zoo
a vedere gli animali.

parlato: Che cosa ci faccio io qui? Che senso ha? Il padre non sono io, certo io l'ho fatta ma il padre è chi le sta insieme. A cosa serve questo affetto? A me forse ma a lei? A lei no di certo.

Vieni un momento qui
mi sembri un po' accaldata,
su alzati da terra,
ti sei tutta sporcata.

Ti prego sta un po' ferma
sei sempre in movimento,
dai siediti un po' qui,
ascoltami un momento.

parlato: La mia bambina ha tutto anche l'affetto, quello vero, quello di tutti i giorni. Che ci vengo a fare io qui tutte le domeniche inchiodato su una panchina a fare il mestiere del padre? Ma chi me l'ha ordinato? La morale? La coscienza? Chi? Sarà come tagliarsi un braccio, va bene me lo taglio!

Adesso vieni qui,
dobbiamo andare a casa,
su cerca di ubbidire
non fare la spiritosa.

Ti prego sta un po' ferma
non riesco ad allacciarti,
son già quasi le sette
e devo accompagnarti.

Suonare al tuo cancello,
una carezza al cane,
vedere un cameriere,
ridargli la bambina.

Le scarpe gliele ho tolte,
al parco è scivolata
ma non s'è fatta niente,
s'è solo un po' sporcata.

Un uomo alla finestra
che si intravede appena,
la chiamano in salotto
è già l'ora di cena.

parlato: Si, domenica, va bene, domenica alla stessa ora.

DIALOGO III.

Voce fuori campo: Bravo! Bravo, bene! E adesso che hai fatto questa vigliaccata?

G: Rieccolo.

Voce fuori campo: Sì, perché è proprio una vigliaccata speculare così sui sentimenti.

G: Io non speculo. Voi avete troppa paura, voi, dei sentimenti. Se non c'è un po' di guerriglia non vi divertite. Ci sono anche dei casi umani normali no?

Voce fuori campo: Quali casi umani? Il tuo è pietismo, privo di giudizio, è lascrimuccia facile che non costruisce niente. Sei un cattolico, ecco cosa sei, un cattolico! E volevi parlare con noi?

G: No, coi sordi è meglio di no! E' chiaro se non parlo con voi con chi parlo?

Voce fuori campo: Ma tu devi andare a...

G: Alt!

Voce fuori campo: A pregare dico, devi andare a pregare, ecco cosa devi fare.

OH MADONNINA DEI DOLORI.

Oh madonnina dei dolori
quanti dolori avete voi,
oh madonnina dei dolori
adesso vi racconto i miei.

Voi siete piena di dolori
ma anch'io credete non ne posso più,
c'ho sempre un sacco di dolori,
c'ho i reumatismi, sono molto giù.

Anche i rapporti con mia moglie
da un po' di tempo non ne abbiamo mai,
ma d'altra parte è risaputo
che anche Giuseppe vi rispetta assai.

Per voi direi è anche giusto,
tu sei la Vergine Maria,
per noi la cosa è un po' diversa,
a noi ci viene la malinconia.

Di vostro figlio sanno tutti
che non l'avete concepito voi,
di questi casi ce ne sono molti,
la stessa cosa è capitata a noi.

Il vostro è figlio del Signore,
il famosissimo Gesù,
il nostro è figlio di un signore,
l'ha messa incinta e non s'è visto più.

Gesù era buono più di un santo
ma il porco Giuda lo tradì,
mio figlio no, non era proprio un santo,
una "spiata" ed è finita lì.

Il tuo figliolo è morto in croce,
quanto ha sofferto lo sai solo tu,
il mio è in galera da una vita,
povero cristo non vien fuori più.

parlato: Madonnina dei dolori... la mia e la tua... due famiglie rovinate!

CI SONO DEI MOMENTI.

Ci sono dei momenti che ho voglia di star solo
rinchiuso in una stanza a pensare ai fatti miei,

e almeno in quei momenti la mia disperazione
è troppo più importante; esisto solo io!

Ti confesso che in questi momenti
io me ne frego di quel che succede,
me ne frego della politica,
della gente che muore ogni giorno,
dell'America, della Russia e della Cina,

in questi momenti io me ne frego
delle guerre civili,
me ne frego dell'imperialismo,
non mi importa del Vietnam,
non mi importa del comunismo.

In questi momenti io me ne frego
degli operai,
me ne frego dei licenziamenti,
me ne frego di Marx e di Lenin,
non sopporto Gianfranco Serena,
i discorsi del...,
me ne frego, me ne frego, me ne frego...

In questi momenti vedo solo la mia vita
e la mia sofferenza è la mia sola verità,

in questi momenti cari compagni
ributtatemi nella realtà...

LA SEDIA.

...la sedia!
La sedia è la sedia: visione globale dell'oggetto.
Generalmente di legno, faggio evaporato, noce dei casi migliori, talvolta di vimini, caso limite, non globale.
La sedia serve per sedersi e se di vimini stride alla pressione dei culi obesi, pesanti, sempre seduti: fenomenologia dell'oggetto.
Già, ma chi si siede?
Qui il discorso si fa più difficile ed occorre un'analisi più profonda alla luce della quale emerge un verità sconcertante: si siede chi ha la sedia.
Chi non ce l'ha?
Chi non ce l'ha è costretto a stare in piedi. Se ne deduce che inevitabilmente la sedia opera nell'umanità una piccola divisione.
Ma chi ha la sedia è gentile e la cede a chi è in piedi?
No! Chi ha la sedia se la tiene e ci sta comodamente seduto.
Ma allora cosa ci rappresenta il: "Prego s'accomodi"?
Il "Prego s'accomodi" è un modo di dire, signorile e democratico, che fa notare le differenze ma con gentilezza. Meglio sarebbe sostituirlo con: "Prego stia pure in piedi", ugualmente gentile però più vero!
Io la sedia ce l'ho però sto in piedi.
No mi dispiace questo caso non è previsto!
Come non è previsto? Cercate di prevederlo perché io sono uno in piedi con la sedia.
Beh, allora diciamo che soggettivamente sei uno di quelli che stanno in piedi, ma oggettivamente...

NIXON.

Uhe? Nixon? Eh? Una bella carriera eh? Poi dal niente eh? 200.000.000 di americani, tu il primo!
No, no, io niente. Sono anche più giovane io. No voglio dire ho meno problemi, che poi anche tu sei uno normale come tutti gli altri non è che... voglio dire, nella tua intimità... non so per esempio anche tu prima d'andare a letto ti lavi i denti, ti metti il pigiama, ti infili sotto le coperte e poi sei lì, prima di addormentarti, pensi a qualcosa, così. Capita anche a me, uguale. Pensi, senza sforzo... pensi... pensi alla pace...
Che dormita eh?
E poi, non so, ti vedo anche in un'atmosfera un po' famigliare, sei lì a tavola magari con la Patty, sei lì e mangi, mangi non so, mangi una torta. No a me i dolci non mi piacciono. A te sì eh? Sei goloso eh? Ti mangi una torta, ti tagli una fetta, sei lì... l'Italia... la Germania... il Giappone... facciamo così va... ‘GRACK!'
Che mangiata eh?
E poi dopo mangiato anche tu andrai, anche tu andrai con licenza andrai a... o no? Già perché quelli lì ci vanno o non ci vanno? No, non è che uno vada lì proprio per pensare, ma già che è lì, temporeggia, nell'attesa e sei lì e pensi a qualcosa, così, pensi... pensi alla guerra... gli aeroplani... donne, bambini, 40.000 giovani americani, il Vietnam... che cagata!

GLI OPERAI.

parlato: Sì. Sì, sì, li conosco quei discorsi, li ho fatti anch'io. E' una vita che parlate di operai. Belli, con le mani grosse e con i pugni chiusi. Forti, con le braccia sporche e con il petto in fuori. Nudi, sudati, coraggiosi che si muovono gloriosi. Gli operai. E' una vita che fate la retorica sugli operai. Gli operai. Belli, con le spalle larghe e i visi aperti, Forti con i loro sguardi fieri e sani, veri, autentici, onesti come si vedono sempre sui vostri manifesti. Gli operai. Ma basta con questi discorsi. Basta.

Gli operai sono gente come noi
e non è vero che hanno l'esclusiva
dello sfruttamento.

Gli operai sono anche peggio di noi perché non ne hanno coscienza,
non se ne rendono conto e non sanno mai niente,
e fanno discorsi grossolani che non si possono sentire.

Gli operai sono immaturi e impreparati,
leggono poco e non si fidano
della cultura.

Gli operai hanno ancora il complesso della borghesia,
dei suoi valori scontati che loro vogliono imitare
con sforzi meschini che non si posson più vedere.

Gli operai.

Gli operai sono solo più oppressi e più sfruttati di noi,
hanno altri problemi e non sono invischiati in oggetti
che noi custodiamo con cura.

Gli operai hanno addosso soltanto una rabbia che cresce,
una rabbia che si estende da sbattere addosso ai padroni
che la polizia difende.

Gli operai hanno ancora una forza per non farsi fregare
dalla gente per bene che con tante parole e con tante promesse
[...]

Gli operai.

Gli operai hanno addosso una forza tremenda
che può rovesciare questo mondo di merda
che noi alimentiamo e non si ferma mai.

Gli operai.
Gli operai.
Gli operai...

DIALOGO IV.

Voce fuori campo: Canzone discutibile, comunque ti sei salvato nel finale!

G: Bravo, siamo sempre d'accordo... è la parte della canzone che mi piace meno!

Voce fuori campo: Certo perché tu li conosci così dal di fuori... ci sei mai stato in una fabbrica?

G: Veramente no. Ma che ci vado a fare io in una fabbrica? Per te è un'altra cosa, è una maniera per realizzarti, forse l'unica, la più giusta per te, ma per me...

Voce fuori campo: Eh già, tu te ne stai a casa coi tuoi sentimenti, coi tuoi dolori, ti realizzi con quelli, magari ti ci crogioli dentro, te li tieni come una malattia.

G: Ma di che dolori parli? Non ho mica detto che mi fa male un piede! Io certo parto da dei fatti personali... che poi sono anche di altri... per arrivare alla politica attraverso di me, sennò sarei astratto. Ma tu dico, tu, perché fai la rivoluzione?

Voce fuori campo: Come perché? Perché... perché ci sono un sacco di ingiustizie, perché c'è gente che sta male, che muore di fame, perché gli operai non devono essere sfruttati, non devono essere trattati come schiavi, non devono soffrire più...

G: Bravo Gesù!

Voce fuori campo: Cosa c'entra Gesù?

G: Sembri Gesù!

Voce fuori campo: Voglio rovesciare le strutture, voglio liberare il lavoro, perché sono un rivoluzionario, io.

G: No, sei il solito testacchione che per sfogare le sue libidini gioca a fare il rivoluzionario... finto!

Voce fuori campo: Sei tu il rivoluzionario finto!

G: No! Io sono rivoluzionario.

Voce fuori campo: No, io sono un rivoluzionario!

G: No io, mi dispiace, io sono un rivoluzionario.

‘SIRENA'

Voce fuori campo: La polizia! La polizia!

G: No, no, no calma! Non arriva la polizia. Cosa ci viene a fare qui la polizia? E' un effetto, un effetto registrato. Quali sono i casi in cui viene la polizia? Non questi. La nostra libertà di parola è la misura della loro potenza... no voglio dire che ti lasciano il tuo spazio libero quello... quello che chiamano libertà, ma con questo spazio tu non hai nessuna partecipazione o meglio nessuna incidenza, nel senso che non hai nessuna possibilità di sovvertire o modificare qualcosa. In poche parole non si riesce mai a dar fastidio a nessuno!

 

Coro: La libertà non è star sopra un albero,
non è neanche il volo di un moscone,
la libertà non è uno spazio libero,
libertà è partecipazione.

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