Sei in: home page > la mia musica > Giorgio Gaber > anche per oggi non si vola.
Grazie, grazie.
No niente, stavo cercando un coniglio!
Sì, c'avevo un coniglio che vi volevo far vedere, mi interessava sapere cosa
ne pensavate... chissà dov'è andato! Pazienza, prima o poi uscirà da
qualche parte.
Dunque, lo spettacolo di quest'anno è molto cambiato. Il cambiamento più
essenziale è che io l'anno scorso avevo un'altra camicia e soprattutto non
entravo in scena con le luci accese parlando di un coniglio.
A cosa serve questa grossa invenzione? Serve a stupire!
Al mio amico Adolfo capitava molto spesso di venire a un appuntamento non so...
con una ruota di Volkwagen sotto il braccio! Era un ragazzo strano che amava
molto stupire. Alle donne non regalava mai i fiori, no... un chilo di pere, due
etti di formaggio! Un giorno sostituì il freno della macchina con un pedale di
batteria... ‘TUM' morto! Sembrerà strano ma nessuno si è stupito.
Ecco anche davanti alle persone più stravaganti dopo un po' tu sai sempre da
quale parte fanno uscire il coniglio, lo sai... ‘ZIP', ‘ZIP', nessuna
sorpresa.
Forse sarebbe meglio che una persona riuscisse a non raccontarsi troppo. Per
dire anch'io ogni volta che mi incontro con qualcuno, ‘TAC', avverto
subito da parte di chi mi guarda una percezione che mi viene ributtata addosso e
sapendo di essere percepito così e magari anche accettato non posso più
stravolgere l'idea che si sono fatti di me. Voi non vi aspettereste mai per
esempio che io adesso buttassi un bomba in platea! Infatti non la butto!
Maledetti! Sapete sempre da quale parte faccio uscire il coniglio.
Guai a presentarsi, guai a raccontare la propria storia personale, sei bloccato,
cambiare diventa difficilissimo.
Si potrebbe quasi dire che è impossibile sfuggire al destino di essere
congelati nei pensieri degli altri!
Eppure il granoturco che ha scelto di esser giallo
Non si domanda niente, non ricorda,
chissà se poi continua a presentarsi giallo
per essere fedele a chi lo guarda.
Io per me non amo i campi di grano
che sono sempre puntuali ai loro appuntamenti,
io per me non amo la mia fotografia,
questo modo fermo e assurdo di esserti davanti:
io come biondo, se mi vedi biondo,
io come amore, se ti aspetti l'amore,
io come buono, se mi vedi buono,
non ti posso insultare, no,
non ti posso picchiare, no sono buono,
non ti posso distruggere, sputarti addosso,
non posso, non posso!
Eppure il granoturco che ha scelto di esser giallo,
non si domanda niente, non ricorda,
chissà se poi continua a presentarsi giallo
per essere fedele a chi lo guarda.
Tu per te non ami i muri maestri
che fanno stare in piedi antiche costruzioni,
tu per te non ami gli specchi degli altri
che ti ributtano addosso le tue definizioni:
tu come donna, se t'han detto donna,
tu come casa, se ti hanno dato una casa,
tu come madre, se t'han detto madre,
hai soltanto un dovere, sì,
devi amare tuo figlio, certo sei sua madre,
anche a costo di ucciderti che te ne importa,
sei morta, sei morta!
Eppure il granoturco che ha scelto di esser giallo,
non si domanda niente, non ricorda,
chissà se poi continua a presentarsi giallo
per essere fedele a chi lo guarda.
No, secondo me è tutto un problema di alimentazione! Si comincia tutto da lì,
dalla scelta del cibo che nutre il nostro corpo, dalle cose che contribuiscono
alla nostra crescita.
Sì, ora vediamo ad esempio un minestrone, sì un bel minestrone con dentro
tanta roba, tanta verdura, bello anche da vedere, anche come fatto culturale,
per dire. Sì, tu ce l'hai lì davanti fumante, colorato, pieno di sedani,
rape, finocchi, carote, eccetera, eccetera, eccetera... e mangi, anche perché
hai fame e quindi lo mangi. Sì, mangi tutto anche se non è che del minestrone
ti interessa tutto, certo non puoi mica metterti lì a selezionare, a dividere
con le mani, sarebbe difficile, scomodo e anche maleducato, quindi mangi tutto
anche se in realtà del minestrone ti interessa... a me personalmente del
minestrone interessa la carota, è evidente che mi interessa la carota per le
sue proprietà eccezionali d'altronde ben note.
La carota, questo prezioso ortaggio fa bene al... irrobustisce il... nervo
ottico, sì, fa bene ai bulbi, ti vengono due bulboni... è importante vedere
anche politicamente questa vista che cresce, che si sviluppa, che individua il
nemico da combattere, sì. E poi a parte questo la carota ha proprietà
benefiche particolari per quanto riguarda la... materia grigia cioè la funzione
celebrale, fa bene al cervello, sviluppa l'intelligenza. Quindi uno del
minestrone mangia tutto anche se in realtà gli interessano le carote.
C'è tutta questa operazione di ingestione, di masticazione, il bolo che
scende, ‘BBBLLBBBLLL', stomaco, intestino, ‘SHU', 'SHU', i villi, ‘SHU',
'SHU', i villi intestinali trattengono, aspirano, assimilano le carote che
fanno bene a... le carote che fanno bene al... no?
No perché naturalmente il mio corpo trattiene quello che io voglio che il mio
corpo... No, potrebbe anche trattenere... no ma i piselli che li trattiene a
fare, a me dei piselli non me ne frega niente! E magari lui magari trattiene i
pis... ma il pisello è banale, anticulturale. Ma io non capisco perché lui
deve trattenere quello che vuole lui e no quello che io so che mi fa bene, a me
i piselli fanno schifo per esempio! E butta via le carote che sono così
rivoluzionarie.
Maledizione guarda che corpo stupido!
Mi parlava di un certo discorso che lei porta avanti,
era colta e piuttosto impegnata su certi argomenti,
era sempre precisa e diretta,
ho passato una notte a ascoltarla,
era perfetta,
ma non ho avuto voglia di toccarla.
Com'è corretta l'ideologia,
com'è ignorante la simpatia.
Io purtroppo non riesco a istruire il mio tatto,
non riesco a politicizzare l'olfatto,
se insegno qualcosa al mio sesso diventa tiepido,
c'ho il corpo stupido.
Dopo un po' si è sdraiata sul letto e parlava di orgasmo,
ho rivisto la nostra serata con molto entusiasmo,
ma quel libro che lei mi ha citato,
che mi indica dove toccarla,
mi ha un po' bloccato,
non ho più avuto voglia di spogliarla.
Com'è corretto il suo intervento,
com'è ignorante l'arrapamento.
Io magari non ho un'attrazione spontanea
ma insisto perché condivido la linea,
è assurdo che io non mi senta voglioso e cupido,
c'ho il corpo stupido.
Lei voleva una cosa diversa dal solito incontro,
l'importante è conoscersi bene, guardarsi di dentro,
eravamo d'accordo su tutto,
sul politico e sul personale
ma c'era un blocco,
nel senso del rapporto genitale.
Com'è corretta l'introspezione,
com'è ignorante la mia erezione.
Un incontro civile fra gente educata
che si alza in piedi e che si saluta,
un incontro un po' anonimo reso più umano
da una cordiale stretta di mano.
Una mano appuntita, una mano un po' tozza,
una mano indifesa che fa tenerezza,
una stretta di mano virile e fascista
che vuol dire: "Non sono un pederasta!".
Una mano un po' timida, poco convinta,
tu parti deciso e lei ti fa la finta,
una mano furbetta da pubblicitario,
una mano pulita da commissario.
Una mano a spatola che scatta nervosa,
un'altra suadente, un po' troppo affettuosa,
una mano imprecisa, una squallida mano
da socialdemocratico, da repubblicano.
Una mano da artista, tortuosa e impotente,
una mano da orso, pelosa e ignorante,
una mano commossa di chi ha tanti guai,
una mano da piovra che non ti lascia mai,
un carosello inutile, grottesco e giocondo
in questa palla gigante che poi è il mondo!
Un mondo di assurdi esseri umani,
un gioco abilissimo, un intreccio di mani,
ci comunichiamo così spudorati
quando ci siamo affezionati.
Mani educate di anziani signori,
mani abilissime di gente d'affari,
mani che ti lisciano con troppa simpatia
con un tocco morboso che sa di sacrestia,
un festival viscido e nauseabondo
in questa grande famiglia che poi è il mondo!
Mani di amici, di dottori, di insegnanti,
mani di attori, di divi, di cantanti,
mani di ministri che chiedono la fiducia,
mani sottili manovrate con ferocia.
Mani bianchissime, schifose da toccare,
mani inanellate di papi da baciare,
mani scivolose di esseri umani,
mani dappertutto, tantissime mani,
le guardo, mi sommergo, annego e sprofondo
in questo lago di merda che poi è il mondo!
No, adesso non dico che uno non deve più... per carità.
Non dico nemmeno che bisogna eliminare il rispetto, l'educazione, il calore,
no!
Casomai rendere tutto meno formale, meno finto. Naturalizzare i rapporti fin dai
primi contatti collettivi.
(Campanello)
voce fuori campo: I signori insegnanti sono pregati di adeguarsi alle
indicazioni etiche e morali suggerite dalla riforma ministeriale che entra in
vigore a partire dal presente anno scolastico. (Campanello)
(All'interno di una aula scolastica):
(Schiamazzi)
Buongiorno ragazzi. Anzi ciao!
Sì, sì va bene mi piace, fate pure, parlate, parlate, sì capisco, e sì sì
certo...
Io sono Alberto, Alberto Vannucchi, il vostro nuovo maestro. Vi accorgerete
subito che con me è tutto diverso.
Niente autoritarismo, sono qui per lavorare su richiesta anzi per imparare, sì
per imparare con voi. Tra di noi ci sarà un rapporto di lavoro collettivo e di
amicizia.
Scusate se faccio l'appello, so che sono cose superate ma è per loro, sì, è
per loro, non si può fare a meno di una certa prassi. Non si può fare a meno
di una certa prassi anche se tutti sappiamo che è una formalità eh!
Dunque allora cominciamo eh:
Angeleri Giuseppe.
Coro di bambini: Presente!
Tutti Angeleri Giuseppe. Bella questa. Un'idea geniale, sì, molto
spiritosa, sì sì.
No scusate io devo fare l'appello, non è che ci tenga particolarmente per
carità, ma proprio per conoscerci, insomma per sapere chi siamo.
Allora dai, da capo di nuovo. Dunque, allora:
Angeleri Giuseppe.
Coro di bambini: Presente!
Uhm, uhm, uhm... No, adesso non so cosa fare sì. Voglio dire ho capito siamo
tutti uguali, giusto, giusto, oppure non sappiamo bene chi siamo, meglio, sì sì
infatti...
No ma adesso... cioè l'appello... io per esempio sono Alberto Vannucchi, uno
dice: "Alberto Vannucchi". "Presente!", cioè l'appello è
che uno ti chiama e tu: "Presente". E' chiaro, dai, dai.
Allora, dunque, da capo, su su ragazzi, dai, dai, dunque:
Angeleri Giuseppe.
Coro di bambini: Presente...
(Schiamazzi)
...no ragazzi, no, no...
Silenzio per Dio!!!
Oh. Lo volete capire? Sarò più chiaro. Io sono Alberto Vannucchi, uno dice:
"Angeleri Giuseppe" e io: "Presente!", subito... no io non
sono io...
No ragazzi, vi prego, adesso io chiudo il registro, ecco il registro non c'è
più, lo metto via. Ecco non siamo neanche più a scuola, non siamo neanche in
cla..., siam, siam... siamo fra amici.
Adesso io vi supplico, vi scongiuro, ditemi chi è Angeleri Giuseppe?
Coro di bambini: Sono io Angeleri Giuseppe...
(Schiamazzi)
...no, no, no...
No ragazzi, no!!!
Sono io Angeleri Giuseppe. Sono io, è ora di dirlo. Sono io, prima o poi doveva
venir fuori certo.
Sono io Angel... Sono io!
Angeleri Giuseppe.
Angeleri Giuseppe.
Angeleri Giuseppe.
Angeleri Giuseppe.
Coro di bambini: Angeleri Giuseppe.
Angeleri Giuseppe.
Angeleri Giuseppe.
Angeleri Giuseppe.
Angeleri Giuseppe.
‘SHHHH...', ‘SHHHH...', ‘SHHHH...'
Cosa faccio?
Gonfio! Gonfio tutto: figli, mamme, papà, mogli, sentimenti, emozioni, amori,
soprattutto amori gonfio.
‘SHHHH...', ‘SHHHH...'
Perché? Quando uno c'ha una cosa piccola cosa fa, la tiene piccola? La
gonfia! Appunto.
‘SHHHH...', ‘SHHHH...'
A qualcuno forse può bastare un amore di quelli così... normali. A me no.
Io ho inventato il plus-amore.
Il plus-amore sarebbe la differenza fra quel sentimento normale che io produco e
quello che invece io espongo al pubblico!
Guardatemi! Sono tutto una roba d'amore. Tutta una roba d'amore che mi esce
da tutte le parti ‘BLOOH', ‘BLOOH', ‘BLOOH, ...'.
E amo, amo, è incredibile come amo, non lo capirebbe neanche Goethe.
Tutto amo, sì, perché il mio amore non è un fatto mentale, no... è materia!
E' come se fosse un prolungamento del mio braccio, sì... e dai lì braccia
che crescono... vado in giro che sembro un polipo!
E qui mi viene un po' il dubbio: tagliare o no? Già perché a forza di
prolunghe non ti muovi più, eh! Ma a favore dell'amore, certo, a favore
dell'amore... gonfia, gonfia! Stai a vedere eh.
L'amore è lì. Gira anche lei coi suoi tentacolini che sembra un "totanino"
e poi...'PAH'. E io, io magari c'avrei anche la voglia di andare al cinema
da solo! No, io non posso mica avere un sentimento normale. E allora
‘SHHHH...' , ‘SHHHH...', sono nato con al pompa io... non mi ero mica
dato il ciuccio quand'ero piccolo, no... un compressorino.
L'amore è lì, no, la ragazza, sì mi piace un po' è vero, ma quanto mi
piace? Quanto pesa? Beh? Peserà cinquanta chili. Ah pesi solo cinquanta chili
eh! E allora ‘SHHHH...', ‘SHHHH...' e questi cinquanta chili crescono
diventano una montagna, una montagna enorme, 100 tonnellate, 200, gonfia,
gonfia, che plus-amore, che plus-amore!
L'uomo capisce tutto, tranne le cose perfettamente semplici!...
In un paesino della Toscana del Dugento, zona purissima agricola e
pastorizia, nacque un bambino di nome Giotto da Bondone. Il fatto che da
grandicello se la facesse con le pecore non turbò molto, perchè era un ragazzo
strano...
Il sesso dei grandi pittori rimane sempre per noi un fatto molto misterioso.
Anche se fanno un originale televisivo, appena c'è una situazione
interessante, non so, Giotto che accarezza la pecora con lo sguardo
"giusto"... insomma sul più bello, arriva un attore con cravatta e
occhiali che non c'entra niente, che gli strappa la pecora di mano e legge un
foglio dagli studi di via Teulada!
Peccato... volevamo conoscere Giotto, e invece ci tocca inventare...
A me piace immaginarlo intelligentissimo, come noi, sì, sì lo vedo, lo vedo
che disegna sui sassi ,con le matite colorate "Giotto", il megalomane,
e pensa, perchè non è vero che non pensa a niente, pensa, pensa per esempio
alla possibilità di fare un cielo diverso da come lo dipingevano prima.
Rinnovare tutto, e come tutti sanno queste cose si possono fare soltanto
elaborando con la logica e il ragionamento.
Per sviluppare la sua intelligenza Giotto si esercita a lungo nel gioco degli
scacchi, legge "l'Espresso"... ora che il formato è piccolo gli
torna anche meglio guardare le pecore... si abbona a "Panorama", si
tiene in continuo contatto con Umberto Eco, segretario della Biennale di Bondone...
Il cielo si sa, nei quadri di allora è sempre dipinto d'oro, oro zecchino,
implacabile e fisso! A Giotto non sembrava tanto giusto, e qui comincia il suo
tormento.
Studia la duttilità dell'oro per modificarla, per portarla avanti, poi tenta
un cielo... e gli viene tutto d'oro!
Studia la chimica, le stratificazioni... oro un po' più chiaro, oro un po'
più scuro, ma sempre oro! Capisce che la chimica non può risolvere il suo
problema.
Si occupa di filosofia, e siccome è intelligente diventa materialista: soltanto
un cambiamento strutturale avrebbe potuto far cambiare il cielo.
Ragiona per giorni e giorni, non si può dire che non sia tenace, si sente
abbastanza preparato per affrontarlo, poi ne dipinge uno...enorme!.. ...'PAAH'!...Tutto
d'oro!
E' in preda ad una crisi di nervi, soffre terribilmente di insonnia e per
addormentarsi conta le pecore, ma non gli basta, si alza di scatto e parte per
Milano, Giotto era un grande viaggiatore, sì, un viaggiatore di cultura, le
pecore le vedeva solo negli intervalli, come noi. Milano, Bologna, Copenaghen,
partecipa al primo convegno internazionale di semiotica, poi psicanalisi e
politica, ormai la necessità di fare un cielo diverso è diventato un fatto
collettivo, si mette al lavoro con gli altri, e pensa, pensa, tutti insieme
elaborano il linguaggio nuovo per un cielo... per un cielo tutto d'oro!...
Basta, basta, è furibondo, litiga con tutti, fa un gran casino, manda a fanculo
Giorgio Bocca, Pasolini, la Kant, tutti, esce incazzato sbattendo la porta!...
Si sente più leggero, pensa anche di non andar più dallo psichiatra, e qui ha
un'intuizione strana, che stravolge anche la mia interpretazione di Giotto
intelligente... decide di farsi curare da un veterinario, così, come un
animale.
Poi, gli casca l'occhio sul cielo e fa: "Boh... a me mi sembra azzurro!..
Maremma maiala il cielo è azzurro!".
E tutti: "No, no, il cielo è d'oro, è sempre stato d'oro, che
sciocchezza, è d'oro, il cielo!".
Lo dipinge d'azzurro, il bestione ignorante, e tutti: "Eeeehh!...".
E anche Umberto Eco, che è cieco ma intelligente : "Vuoi vedere che è
azzurro davvero? Bastava guardare!... Ho capito!... Ho capito che non c'è
niente da capire! Capire che non c'è niente da capire!... Ma non è ancora
capire?
Avverto il filo di una ragnatela...
avverto il filo di una ragnatela...
avverto il filo di una ragnatela.
Non si vede ma io l'ho sentito,
sottilissimo mi ha toccato,
credevo di poterlo eliminare con tanta facilità,
ma quel filo non mi abbandonava.
E quando usciva dalla bocca una parola per strana fatalità
era un filo in più che si aggiungeva.
E col mio sforzo di agire, capire, io complicavo, intrecciavo le fila,
e piano piano si formava una tela.
Ora è fitta e complicata ma ho capito la struttura, sono certo che
l'uscita è qui!
Ma ecco un altro filo proprio lì!
Se c'è una tela, dev'esserci un ragno,
si tratta certo di un nemico esterno,
come un padrone, un guardiano o un dio,
ma stiamo attenti, potrei essere anch'io!
Come una mosca, io,
basta, sono tutto attorcigliato dentro orribili tremende ragnatele
basta, non devi startene bloccato, tira fuori la tua rabbia più bestiale,
ed ogni mia parola crea un altro filo in più, ogni volta,
di una tela sempre più contorta.
Tira indietro la tua testa... lo sai che giorno è?
Hai scordato la tua festa, non trascurare il tuo buon compleanno!
Coro: Tanti auguri a te! Tanti auguri a te!
Come una mosca, io,
basta, mi hanno tolto, mi han distrutto le schifose ragnatele che ciò addosso,
basta, me le sento dappertutto, sul mio corpo, sul mio viso, sul mio sesso,
ed ogni mia parola crea un altro filo in più, ogni volta,
di una tela sempre più contorta.
Lei c'aveva gli occhi chiari, rideva come me,
ci si sente più sicuri uniti e abbandonati nell'amore!
Sì, questo amore splendido...
Avverto il filo di una ragnatela...
Credo nella bugia quando un bambino si nasconde,
quando sdraiato, timido in mezzo all'erba,
non fa niente di male, accarezza il suo corpo e dolcemente si masturba,
è così naturale ma poi non lo può dire.
Dunque credo nella bugia quando un bambino si difende
con tutti i suoi divieti non può far meglio,
la sua unica arma è salvare se stesso con l'aiuto di un imbroglio,
non è un fatto di forma, è in cerca della sua normalità.
Com'è strana la nostra morale
se è un fatto naturale
diventa la tua prima oscenità,
com'è strana la nostra apprensione
ci vuole un'invenzione,
non è per stravaganza o per follia:
viva la bugia!
Credo nella bugia quando un bambino non si arrende,
trova con la finzione la sua misura,
sfugge ad ogni giudizio per non esser costretto a fare un torto alla natura,
la bugia che bel vizio, vorrei essere sincero come lui.
Non è per stravaganza o per follia:
viva la bugia!
Parlato: Sì d'accordo, d'accordo, sono un po' egoista, certo, ma non
è mica sempre una qualità negativa, no. Per un artista, per esempio, è
essenziale. "Lei sarebbe giusto", mi disse un critico, "è
distaccato e egocentrico, dovrebbe solo essere un po' più serio, cerchi di
sensibilizzare il dolore, la disperazione, la faccia è abbastanza patita, lei
è nato per fare la persona colpita da grave lutto, ma mi raccomando: soffra, la
cultura lo esige!".
La cultura. Ne ha ammazzati più la cultura della bomba atomica!
Un oggettino piccolo, di vetro. Il mercurio che sale adagio, perfetto. Il termometro: che bell'oggetto!
Trentasette e uno:
una leggera alterazione
dolce, non violenta,
da coltivare
senza antibiotici, senza aspirina, guai,
come la vivo la mia febbrina.
Trentasette e tre:
sto tremando di freddo,
sto proprio tremando,
siamo al 15 di agosto, stupendo,
voglio un'altra coperta,
non mi basta, mi ci vuole un cappotto.
Trentasette e otto.
Un posto qualunque,
un posto per star male,
una palestra o un ospedale,
forse come un collegio
o come un seminario,
un febbrosario,
un febbrosario.
Quando sono entrato
avevo una valigia, gli occhi rossi
e il viso un po' umido.
Mi sono presentato
ma senza esagerare sulla febbre
perché sono timido.
"Trentasette e sei", ho detto,
meno di quello che avevo, che bestia,
una finzione ispirata dalla modestia.
Io senza esperienza
e loro così sensibili e caldi,
così sofferenti.
Io pieno di speranza,
peccato il primo giorno li ho sentiti
un po' diffidenti
ma poi il momento più bello:
è l'ora dei termometri di vetro,
è l'ora dei termometri bianchi,
l'argento del mercurio riscaldato dal tuo corpo
piano piano sale, sale, sale.
E' l'ora del silenzio dei malati
che dura tre lunghissimi minuti,
ognuno se lo tiene sotto il braccio,
trepidante di emozione,
con la gioia e la paura della sua misurazione.
Ci si può sentire anche madri con la febbre
una madre che stringe il suo figlio di vetro.
E poi la lettura:
trentasei e nove: fregatura
trentasette e uno: non è nessuno
trentotto
trentotto e mezzo
trentanove
trentanove e nove
con una voce che non si sente neanche il suono:
che uomo!
In questo febbrosario
quello che sta male più degli altri
è il più sensibile e importante.
E' proprio necessario
avere la tendenza a migliorare
a progredire gradualmente.
Diffido dei febbroni:
spettacolari poi niente,
estremismo, malattia infantile.
Dentro si mantengono le classi
e quelli che rimangono più indietro
si mettono a applaudire
a festeggiare i più malati
e poi a dire bravi, bravi, bravi.
E poi c'è anche una novità politica:
l'intercambiabilità dei protagonisti
che possono cambiare quando
è l'ora dei termometri di vetro,
è l'ora della nostra affermazione,
la febbre non mi deve regredire
è questione di prestigio,
devo essere ambizioso,
il dolore è un privilegio.
"Si, io, io sono il più malato,
sto malissimo, sto sudando,
io, io ho inventato il sudore,
ho sudato io per primo,
sono un lago, sono il migliore,
sono meglio di tutti voi,
sudo talmente che non piscio mai.
Me ne vado, me ne vado
li ho tutti contro".
parlato: CI SIAMO MURATI DENTRO!
CI SIAMO MURATI DENTRO!
CI SIAMO MURATI DENTRO!
In coro: SIAMO MURATI DENTRO!
In coro: SIAMO MURATI DENTRO!
In coro: SIAMO MURATI DENTRO!
In coro: SIAMO MURATI DENTRO!
La nave è come una nave
ed essendo una nave è abbastanza normale che vada in mare.
Il mare com'è naturale,
immobile e piatto è quasi perfetto sta lì sempre uguale.
La nave ha anche un motore
ed avendo un motore non sa dove va ma continua ad andare.
Avanti, avanti, avanti, si può spingere di più
insieme nella vita a testa in su.
La nave e sopra la nave
a parte le masse son tutti presenti gli amici e i parenti...
parlato: Manca solo il nonno, povero nonno...
Per tutti c'è un buon trattamento
ognuno ha il suo posto nel proprio recinto mi sembra anche giusto.
parlato: Prima classe, seconda classe, terza classe e poi le donne, i negri, eccetera, eccetera, eccetera...
La nave è una nave di classe,
il legno del ponte è dipinto di bianco è molto elegante.
parlato: "Bello questo ponte bianco, ah che bel ponte che abbiamo eh, un ponte bianco eh... non ho mai visto una nave rossa, un po' volgare effettivamente...".
Avanti, avanti, avanti, si può spingere di più
insieme nella vita a testa in su.
Sul mare la nave biancheggia,
ha un fascino strano, così suggestiva anche quando beccheggia.
parlato: E' un fascino che di dentro... mi sento poco bene però!
Ma basta distrarsi la mente,
usare il cervello, pensare un istante a qualcosa di bello.
parlato: Sì devo pensare a qualche cosa di bello che mi distraggo, che mi
passa il mal di stomaco...
Vediamo un po' cosa posso pensare... alla mia ragazza, sì a Maria. Ecco sì
la vedo, la mia mano scivola sui capelli, sì va giù sulle spalle sì va giù
sui seni sì va giù, ancora più giù... mi torna tutto su...
Il mare com'è strano il mare,
non è che non senta la sua poesia ma mi fa vomitare.
parlato: Devo pensare a qualcosa di più convincente... a un dolore, a un
dolore enorme, al nonno, al povero nonno...sì il nonno ha sempre funzionato,
dunque mi concentro, vediamo un po'.
Mio nonno morì tragicamente nel '36 come Gozzano. Mi ero così affezionato,
era massone, alto, bel portamento, coi baffi, col fiocco. Aveva sposato la zia
di una biscugina, sì la Elvira, la ricordi?
Che vita povero nonno, ogni tanto spariva, bevitore eh, gran bevitore, a un
certo punto il fegato... a pezzi, spappolato, putrefatto... sto male, mi torna
il vomito, devo resistere, non posso essere il primo, devo resistere.
Avanti, avanti, avanti, si può spingere di più
insieme nella vita a testa in su.
Il mare è un po' troppo vitale,
la gente si sbianca ma fa resistenza non vuole star male.
parlato: Pensate al nonno!
Sul ponte che è fatto a tre piani
in terza e in seconda e anche in prima si sentono rantoli strani...
parlato: No quelli di prima non me lo aspettavo...
Il mare diventa più grosso
dai piani di sopra su quelli di sotto si vomita addosso.
parlato: Una battaglia, una battaglia che cresce: quelli di prima vomitano su quelli di seconda, quelli di seconda su quelli di terza. Lo scontro è sfrenato, violento, la gente rimanda, reagisce, boccheggia, un prete esorta a volersi bene poi si inginocchia e vomita anche l'anima. Un carabiniere mi tiene allora mi puntello cerco di vomitare verso l'alto ma non ci arrivo. Quelli di sopra han la meglio, si sporcano per ultimi, una vera cascata, una violenza, uno scroscio di conati, un rovescio di filamenti, la nave è tutta piena, tutta piena di vomito...
Avanti, avanti, avanti, si può spingere di più
insieme nella vita a testa in su,
insieme nella vita a testa in su,
insieme nella vita a testa in su...
Beh, credo che sia giunto il momento di riordinare un po' le idee, di
chiarire questo stato confusionale, di mettermi un po' a posto sì, capire,
interpretare, fare un po' di analisi sui sogni, sulla vita, sapere come vivo!
Come sarebbe a dire come vivo? Non si usa più, è roba vecchia. Molto meglio:
come mi vivo! Già, io mi vivo, tu ti vivi, lui ti vive... ci si vive eh!
Il verbo vivere è diventato transitivo. Com'è strano il linguaggio.
Sì perché il ruolo... bello anche il ruolo, voglio dire non vorrei che la mia
autonomia, oh mamma l'autonomia... no voglio dire non vorrei che la mia
autonomia fosse per me soltanto un fatto di gratificazione.
Quello della gratificazione è un problema di tutti: metalmeccanici, tranvieri,
tutti. Io me lo sento proprio sulla pelle come loro. Per fortuna che in questi
casi così disperati ci sono gli amici sì. La psicoanalisi si espande, sta
diventando un potere, il potere analitico.
Incontri uno, non ci si saluta neanche più: "Tu come gestisci il suo
rapporto con Susanna?".
"Bene".
Lui: "No!". E intanto lì che ti studia. E mentre lui lì ti studia,
tu c'hai lì la ragazza che è giovane, carina, ti scappa detto un:
"Bambina mia".
E lui: "Ah, lo vedi l'errore, la vivi come figlia, tipico. La vivi come
figlia perché ti è mancata la madre parapa-parapa...".
Gli amici analisti ignorano ciò che ignoravano i Greci: l'incertezza.
Sanno tutto, sicuri e precisi come un corollario ti inquadrano con un esattezza
matematica.
A volte vien voglia di vivere in un paese dove la lotteria è la parte
principale della realtà.
Quando mi sono sposato è stato una lotteria. Poi ho capito a cosa serve la
famiglia, non è vero che non serve a niente, la famiglia serve all'analista e
non solo in senso economico ma anche scientifico sì. Se non ci fosse la
famiglia che è molto stimolante, eccitante per i sistemi nervosi, l'uomo
sarebbe rimasto per l'analista uno sconosciuto, ci sarebbero voluti secoli per
capirlo. Invece con la famiglia ‘TACK' è fatta.
Lui la conosce bene, ce l'ha lì ordinata nei suoi scaffali e se hai bisogno
vai lì e... ti compri una mamma o un papà come una lavatrice o un frigorifero,
un magazzino insomma.
Tu vai lì e dici: "Vorrei due uova". E loro ti danno una mamma. Io
volevo farmele al burro, volevo due uova. "Sì ma dietro a un uovo c'è
sempre una mamma!".
E tutti che van via con le stesse mamme, gli stessi papà. Comoda l'analisi e
poi ti personalizza sì. E anch'io ci vado dall'analista, con un po' di
sospetto ma ci vado. E quando sono lì e mi siedo, sprofondo nella poltrona mi
si scioglie tutto e avviene dentro di me quel magico meccanismo che per gli
addetti ai lavori si potrebbe chiamare: Diarrea cogitativa liberatoria!
"Ho sognato una nave. Una nave. Perché non va bene?".
"Turbe sessuali?".
"Ma no cosa c'entra, era una nave normale me la ricordo bene con una
forma... lunga e stretta sì... a secondo dei punti insomma".
"Come la vivo? Io una nave la vivo come una nave, cioè voglio dire... ce
l'ho sopra andavo in sù e in giù... voglio dire camminavo su questa nave
bianca, bianchissima, vergine... voglio dire pulita, pulita sì, pulita
sull'acqua.
E anche lei si muoveva... come si muoveva, beh certo tutte le navi si muovono è
chiaro. E poi, e poi questa era un bel navone proprio sì... con una poppa! Una
poppa sola... strano!".
"No perché lei ha mai visto navi con due poppe."
"Ma certo di no, sono io che vorrei vederle, invece non sono mai riuscito a
vedere navi con due poppe. Ha ragione. E l'albero, cosa dovrei dire
dell'albero, ha ragione, ha ragione, sono un maniaco, un depravato, un maniaco
sessuale, lo so anch'io, ha ragione, basta, basta!"
Oppure potrebbe essere tutto l'opposto.
Oppure potrebbe essere.
Oppure potrebbe.
Oppure.
Opp.
Opp.
Opp.
Opp, opp.
Hop, hop, hop,
com'è misteriosa la leggerezza,
hop, hop, hop,
è una strana cosa, è una carezza
che non vuoi,
hop, hop, hop,
butta via il dolore, la pesantezza,
hop, hop, hop,
cerca di inventare la tua leggerezza
e volerai.
Anche per oggi non si vola,
una folla enorme che mi tira per le braccia,
che mi frena, una folla che mi schiaccia
con tanti parenti abbarbicati amori attaccati
e tanti problemi e tante zie sempre malate,
che risate!
Questo pacco di coscienza
come lo sento, mi dedico a tutti
con la mia riconoscenza
io li abbraccio e mi sgomento
c'ho anche un cane come son contento,
no, no, no!
Hop, hop, hop,
com'è misteriosa la leggerezza,
hop, hop, hop,
è una strana cosa, è una carezza
che non vuoi mai.
Prova a sollevarti dal suolo
almeno di due dita,
non aver paura del volo
leggero come...
Hop, hop, hop,
butta via il dolore, la pesantezza,
hop, hop, hop,
cerca di inventare la tua leggerezza
e volerai.
Anche per oggi non si vola,
una cassa enorme che mi porto sulla schiena
che mi schiaccia, un cassa tutta piena di libri,
di oggetti accatastati, di libri ingialliti, di carta stampata,
c'ho una cassa sulle spalle,
che palle!
Questo pacco di coscienza
com'è ingombrante, c'è proprio tutto
dalla logica alla scienza,
da Mercuse fino a Dante,
c'è anche Fellini com'è pesante,
no, no, no.
Hop, hop, hop,
com'è misteriosa la leggerezza,
hop, hop, hop,
è una strana cosa, è una carezza
che non vuoi,
hop, hop, hop,
butta via il dolore, la pesantezza,
hop, hop, hop,
cerca di inventare la tua leggerezza
e volerai.
Da quando è nato l'uomo è un cacciatore
affascinato da prede sempre nuove,
alla ricerca di una strada da inventare,
un cacciatore che spara al mondo che si muove.
coro: La realtà è un uccello che non ha memoria
devi immaginare da che parte va.
La realtà è un uccello che non ha memoria
devi immaginare da che parte va.
parlato: 'VRRR', la realtà che uccello!
E' più furbo del gallo cedrone, ma io insisto, organizzato lo inseguo, mi
apposto lo curo, tuta mimetica, concentrazione.
'CIP-CIP, CIP' ridicoli... 'CIP-CIP' qualità secondarie non mi interessa, roba
da riformisti, e poi scrivono: "Dopo dure lotte abbiamo preso tre
beccafichi e due fringuelli.", che uccelli!
No aspetto ben altro io, ecco fermo, ora passa di lì, tutto calcolato, una
scienza... 'FRRR'... pazienza! Potrei anche andare a fagiani che è più
facile... 'CO-COCCO-COCCO-CO' roba da ministri, cacciatori in pensione.
Qualcuno spara dal 1920 'PUM'... completamente rintronati, anche la vista ormai!
E poi ce lo vedi Andreotti nel bosco? Che segugio!
No il cacciatore vero è tutto un'altra cosa, è giovane e attento, studia, si
prepara. Io mi son segnato tutto su un quadernino, non si può più
improvvisare, spontaneismo finito, ora è tutta una roba di quaderni.
Dunque, prima l'uccello è passato di lì, poi è passato di qui, adesso
dovrebbe ripassare di lì, anzi deve secondo la ben nota teoria.
'TRRR'... Gianbattista Vico... che imbecille!
coro: La realtà è un uccello che non ha memoria
devi immaginare da che parte va.
La realtà è un uccello che non ha memoria
devi immaginare da che parte va.
E' un uccello strano che mi gira intorno
è da tanto tempo che gli do la caccia
ma non ha abitudini questa bestiaccia
mi fa impazzire la sua ambiguità.
coro: La realtà è un uccello che non ha memoria
devi immaginare da che parte va.
Sono affascinato da un uccello strano
che non è mai vecchio, che non ha passato
devo anticiparlo, devo inseguirlo
altrimenti muoio di normalità.
coro: La realtà è un uccello che non ha memoria
devi immaginare da che parte va.
Devo anticiparlo, devo inseguirlo
altrimenti muoio di normalità.
coro: La realtà è un uccello che non ha memoria
devi immaginare da che parte va.
La realtà è un uccello che non ha memoria
devi immaginare da che parte va.
parlato: Stavolta lo becco, sì mi sento più giusto, più a posto, perché
lui 'FLO-FLO-FLO' vola è forte, velocissimo e io 'PUM' lo anticipo.
E' chiaro, l'anticipo è tutto, guardiamo Marx 'PUM' che anticipo! Bel
cacciatore eh? Ha sempre colpito è chiaro, aveva capito l'anticipo, ha
sbagliato solo quando ha provato a sparare troppo avanti: sì lui diceva
Inghilterra, Stati Uniti... 'PUM' e l'uccello Russia, Cina... Ma per il resto
ha sempre fatto centro con una mira infallibile. Ha sempre fatto centro perché
aveva capito l'anticipo eh.
Anche noi l'anticipo, anche noi l'anticipo, anche noi l'anticipo 'PUM'...
in ritardo, come mai? Andava così bene prima. Sì nel dopoguerra l'uccello
sembrava lì a tiro e noi ci siamo mossi bene, ci siamo allargati, ma è
possibile che quell'uccello lì non ne tenga conto? C'abbiamo un partito di
quelli vecchi, solidi, abbiamo acquistato anche un po' di potere, no per
comandare ma per guidare, è un'altra cosa, per guidare 9 milioni di
cacciatori. E intanto che sei lì che gli insegni il comportamento, la
strategia, il compromesso, l'uccello via che fila, madonna come fila!
L'unica possibilità è quella di attirare la sua attenzione... 'SHHH, SHHH,
SHHH' sì, il richiamo è fondamentale, ultimamente è diventato molto grosso,
un richiamone tipo festival con frittelle e bandiere, una cosa enorme,
industriale.
Ma lì l'uccello non ci va più perché c'è solo il dinosauro che ci tiene
a diventare storico.
Forse l'uccello preferisce altri richiami. I giovani ne hanno di più
artigianali sì, a bocca: "Uha-uha, uha-uha, uha... viva Marx-uha viva
Lenin, viva Mao... uha-uha".
Era lì, sembrava che venisse, è arrivato lì vicino ed ha detto:
"Bravi!" ed è andato via.
Ma come mai? Ma come, eravamo così avanti, abbiamo modificato tutto,
l'impostazione, il linguaggio, tutto, sì ci chiamiamo ancora compagni ma
compagni militanti è qui la novità. Militanti da milizia, l'Impero Romano e
l'uccello via lontanissimo. Allora noi con volontà e con passione cerchiamo
l'uccello no, ci organizziamo! Ma se non c'è l'uccello cosa ci
organizziamo a fare? Non si sa, intanto ci organizziamo. Che è anche difficile
eh, è difficile perché la gente se non vede l'uccello non spara...
qualunquisti!
Ci criticano, non capiscono che noi nell'organizzarci abbiamo tendenze nuove,
sorprendenti, cose mai viste... volantini, manifestazioni, feste popolari e poi
una cosa grossa, sì una cosa grossa con la sede, la segreteria, il direttivo ma
però in tanti eh, no non nel direttivo, no dicevo il... adesso non mi viene...
una cosa nuova, aspetta, una roba... un partito! Che invenzione eh!
coro: La realtà è un uccello che non ha memoria
devi immaginare da che parte va.
La realtà è un uccello che non ha memoria
devi immaginare da che parte va.
E' un uccello strano fuori dagli schemi
che non è sensibile ai miei richiami,
il suo volo è pieno di contraddizioni
non conosce regole né fedeltà.
coro: La realtà è un uccello che non ha memoria
devi immaginare da che parte va.
Io mi nutro solo di un uccello strano
è da tanto tempo che gli do la caccia,
vivo per mangiare questa bestiaccia
altrimenti muoio di inutilità.
coro: La realtà è un uccello che non ha memoria
devi immaginare da che parte va.
Vivo per mangiare questa bestiaccia
altrimenti muoio di inutilità.
coro: La realtà è un uccello che non ha memoria
devi immaginare da che parte va.
Noi ci liberiamo, ci buttiamo nell'amore senza falsi moralismi
la realtà è più avanti.
coro: La realtà è un uccello che non ha memoria
devi immaginare da che parte va.
Noi ci critichiamo, ci guardiamo dentro lucidi e coscienti
la realtà è più avanti.
coro: La realtà è un uccello che non ha memoria
devi immaginare da che parte va.
Noi analizziamo, noi mangiamo storia siamo militanti
la realtà è più avanti.
Noi scendiamo in piazza, siamo democratici, siamo antifascisti
la realtà è più avanti.
Siamo sempre indietro, la realtà è più avanti,
siamo sempre indietro.
La realtà è un uccello che non ha memoria
devi immaginare da che parte va.
Ho visto aiutare chi sta male,
sperare in un mondo più civile,
ho visto chi si sa sacrificare,
chi è sensibile al dolore,
ed ho avuto simpatia.
Ho visto tanti figli da educare
e gente che li cresce con amore
ho visto genitori comprensivi
ed insegnanti molto bravi
pieni di psicologia.
Ma non ho visto mai nessuno
buttare lì qualcosa e andare via.
Ho visto tanti giovani lottare
di fronte alla violenza del potere,
ho visto tanti giovani impegnati
militare nei partiti
con la loro ideologia.
Ma non ho visto mai nessuno
buttare lì qualcosa e andare via.
Ho visto farsi strada una tendenza,
si parla di politica e coscienza,
ho visto dar valore ai nostri mali
anche ai fatti personali,
teorizzare anche Maria.
Ma non ho visto mai nessuno
buttare lì qualcosa e andare via.
Diffondere e insegnare la conoscenza,
imporre a tutti i costi la propria esperienza.
Guidare, guidare per farsi seguire,
opporsi al potere, infine riuscire a cambiare...
il potere.
Decidere per gli altri dentro a una stanza,
sapersi organizzare con molta efficienza.
Guidare, guidare per farsi seguire,
opporsi al potere, cambiare per poi reinventare...
il potere, il potere.
...che non ho visto mai nessuno
buttare lì qualcosa e andare via.
Io conosco, conosco della... della gente, che per buttar lì, butta lì
niente, praticam... però in compenso non va via mai, sì, è una troupe, che
lavora in un posto che non è proprio un teatro, è ancora più magico, più
misterioso, pieno di saloni, scale a spirale, di tappeti... La luce pende da
preziosissime gocce che hanno il nome di... lampade, e in ognuno di questi
saloni c'è sempre uno specchio che duplica fedelmente le apparenze.
E così abbiamo due Leoni, anziché uno, due Leoni e due Mori, che sembra anche
una cosa di amanti a Venezia, coi colombi, tutto un gioco... Ne avevo viste
tante di troupe anche nella storia, di diversi tipi, sì, melliflui, furbi,
oppure assetati di potere, repressivi, autoritari... Loro sono diversi...
stravaganti... stravaganti non li avevo mai visti, davvero! Si alzano la mattina
ogni tanto, una tantum, pari, dispari, buio, luce, dei giocolieri, dei
prestigiatori funambolici, che hanno tutta una capacità di coinvolgere nei loro
giochi un vasto pubblico che li segue con interesse, proprio per questa comicità
innata che ognuno di loro possiede, che in gergo teatrale si chiama "buffo
naturale"!... Anche... anche all'estero hanno molta gente che li segue, sì,
che ride moltissimo, sì... no, in America no, perché hanno dei comici che sono
vedette internazionali! E poi non si capisce come loro, gli americani, così
lontani da... da... dalla Grecia, dal suo teatro, non si capisce come possano
avere questa grossa tradizione di "maschere"... No, i nostri sono più
casalinghi, ma "pirotecnici" nel loro piccolo, sì, è incredibile il
ritmo insostenibile, il fuoco di trovate, di effetti... sì, hanno anche loro
qualche... qualche "effetto fisso" , sì, quello che in gergo teatrale
si chiama "tormentone", sì, cioè l'insistere su alcune parole che
hanno proprio un senso buffissimo proprio perché ripetute tante volte, non so ,
per esempio..."Bum! Deprechiamo... Bum! Esprimiamo il nostro sdegno... Bum!
Siamo solidali con le famiglie... Bum!..." bravissimi!... bravi!... dei
veri professionisti della risata... sì, la "risata di stato"!
Un po' più pericoloso anche che se fa ridere ma in un altro senso, sarebbe
ripetere un vecchio sketch di un comico uhm... ehh... di... di tanti anni fa, sì,
un caposcuola, è un comico piccolo, che portava sempre la corona, sì, buffo
proprio, e che dopo anni di giochi, di trovate, di gag, disse: "Ne abbiamo
provate tante, proviamo anche questa...".
Un bacillo che saltella,
che si muove un po' curioso,
un batterio negativo,
un bacillo contagioso.
Serpeggia nell'aria
con un certo mistero,
le voci sono molte
non è proprio un segreto,
la gente ne parla a bassa voce,
la notizia si diffonde piano
per tutta Milano.
La gente ha paura
comincia a diffidare,
si chiude nelle case,
uno scoppio di terrore,
un urlo disumano,
la peste a Milano.
A Milano c'è gente che muore,
la notizia fa un certo scalpore,
anche in provincia si muore.
La peste si diffonde adagio,
poi cresce e si parla di contagio,
c'è il sospetto che sia un focolaio
che parte dal centro e si muove a raggiera,
dilaga dovunque
la peste nera.
E' scoppiata un'epidemia di quelle più maligne
con bubboni che appestano uomini, donne e bambini,
l'infezione trasmessa da topi usciti dalle fogne,
ma hanno visto abilissime mani lanciarli dai tombini,
sono le solite mani nascoste e potenti
che lavorano sotto, che son sempre presenti.
La gente si difende disperata,
la peste incalza e viene avanti,
si dilaga, si scatena agguerrita,
è anche peggio di quella del venti,
la peste ci viene addosso,
la peste non si ferma più,
morti dappertutto
che vengono ammassati come animali,
non fa neanche più effetto,
sono cose normali,
si fotografano i cadaveri,
non fa neanche più schifo,
ci si lava, ci si pettina,
si esce, si va al bar,
si scansano i cadaveri,
non ci fai più caso
ci si abitua così presto,
in fondo ne muoiono tanti
anche al week-end di ferragosto.
Un bacillo a bastoncino
che ti entra nel cervello,
un batterio negativo,
un bacillo a manganello.
Adesso, no adesso voi magari vi aspettereste che trovassero i colpevoli eh?
Avete visto troppi film gialli voi!
Anch'io l'altra sera esco dal cinema. Dov'è la macchina? Ah già l'ho
messa lì. Chiavi, ‘BRUMMM', parte subito, perfetta.
Arrivo via Londonio... non c'è più la casa. Ho sbagliato strada, fammi
vedere: 24, 26... maledizione manca il 28! Non c'è più la casa, ho perso la
casa. Dove l'ho messa?
Vediamo un po', sono andato al cinema, un bidone tra l'altro... in macchina
no, non posso averla persa, la lascio sempre lì. Dove l'ho messa?
Io sono sempre stato un po' disordinato
ma la mia casa non è mica un orecchino,
a questo punto sono molto preoccupato
un uomo senza casa è un po' un casino.
Me lo dice sempre la mia mamma che sono disordinato, ha ragione, ha ragione
la mamma... a proposito la mamma... dove l'ho messa?
Ho perso anche la mamma, possibile? Devo far la denuncia eh. Sì tanto i
carabinieri le mamme non le trovano mai. Non era neanche assicurata, però la
chiudo sempre eh! Peccato, ma non tanto per il valore, è che era un ricordo!
E poi la mamma non è mica un accendino
che lasci al bar e te lo fregano gli amici,
io non vorrei che lei giocasse a nascondino,
un uomo senza mamma è un po' "De Amicis".
Bisogna che la ritrovi la mia mamma e anche la mia casa, tutto, essendo loro
un qualche cosa di solido, qualcosa che mi assomigli, qualcosa per sentirti
bene, per sentirti giusto, per sentirti sicuro in questa nostra bella Terra, un
questa nostra bella Italia. Italia... dove l'ho messa?
Ho perso anche l'Italia, possibile? L'Italia di Mazzini, di Cavour, dei
nostri martiri, degli invalidi senza gambe senza braccia, l'Inno di Mameli, il
tricolore che sventola.
E' duro rendersi conto che si sia dissolta così al vento ‘PUM' come una
scoreggia!
Sì, si capiva che era una situazione che da un momento all'altro... voglio
dire in un certo senso ce lo aspettavamo.
Però al momento ti fa sempre un certo effetto,
per molta gente è stato un colpo troppo duro,
siamo rimasti proprio orfani di tutto,
un uomo senza Italia...
un uomo senza casa...
senza mamma, senza famiglia, senza storia, senza ideologia, senza capi, senza
esercito, senza Chiesa, senza clero, uh...
un uomo senza niente è più leggero!
Chiedo scusa se parlo di Maria,
non del senso di un discorso quello che mi viene,
non vorrei che si trattasse di una cosa mia
e nemmeno di un amore, non conviene.
Quando dico parlare di Maria
voglio dire di una cosa che conosco bene,
certamente non è un tema appassionante
in un mondo così pieno di tensione,
certamente siam vicini alla pazzia
ma è più giusto che io parli di Maria
la libertà, Maria la rivoluzione, Maria il Vietnam, la Cambogia,
Maria la realtà!
Non è facile parlare di Maria,
ci son troppe cose che sembrano più importanti,
mi interesso di politica e sociologia
per trovare gli strumenti ed andare avanti,
mi interesso di qualsiasi ideologia
ma mi è difficile parlare di Maria
la libertà, Maria la rivoluzione, Maria il Vietnam, la Cambogia,
Maria la realtà!
Se sapessi parlare di Maria,
se sapessi davvero capire la sua esistenza
avrei capito esattamente la realtà,
la paura, la tensione, la violenza,
avrei capito il capitale, la borghesia,
ma la mia rabbia è che non so parlare di Maria
la libertà, Maria la rivoluzione, Maria il Vietnam, la Cambogia,
Maria la realtà!
Maria la libertà, Maria la rivoluzione, Maria il Vietnam, la Cambogia,
Maria la realtà, Maria la realtà, Maria la realtà...