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La cantata rossa
per Tall el Zaatar.

di Giulio Stocchi http://www.giuliostocchi.it/

La storia.

Tall el Zaatar, la Collina del Timo, era un campo palestinese situato nella zona est di Beirut, nel quartiere di Ashrafieh, controllata dalle milizie della destra libanese e dalle forze delle bande cosiddette cristiane.

Allo scoppio, il 10 aprile 1974, della guerra civile fra la coalizione di palestinesi e musulmani progressisti libanesi da una parte e fascisti e destre cristiane dall'altra, il campo fu ripetutamente bombardato, riuscendo però a resistere per più di due anni. La sua sorte fu segnata dal tradimento del presidente siriano Hafez el Assad il quale, con il pretesto di difendere i palestinesi, schierò i suoi carri armati attorno al campo, appoggiando di fatto le destre libanesi nel timore che una possibile vittoria della coalizione progressista libano-palestinese alterasse gli equilibri della regione.

Messo a ferro e fuoco per 53 giorni, Tall el Zaatar cadde il 12 agosto 1976 quando i falangisti, che il giorno prima avevano firmato un trattato di tregua, garantito dai siriani, entrarono nel campo col pretesto di evacuare donne e bambini e compirono una strage in cui morirono migliaia di persone.

Le giovani del campo, scampate al massacro, vennero condotte alle caserme di Asharafieh come premio per l'eroismo dei soldati. 

Tewfiq Zayadd, originario di Nazareth, di cui fu sindaco fino alla morte, avvenuta nel 1995, è considerato uno dei massimi poeti palestinesi. I versi citati in esergo concludono una delle sue poesie più note, Diario delle nozze di sangue, scritta all'indomani delle stragi del Settembre Nero quando, nel settembre 1970, il carnefice di turno, Re Hussein di Giordania, massacrò ad Amman migliaia di palestinesi per costringere le loro organizzazioni ad abbandonare il paese.

Pierre Gemayel era il fondatore e il capo della Falange Libanese, una organizzazione politico-militare apertamente fascista. 

Camille Chamoun, banchiere e uomo politico, era a capo delle Tigri del Libano. I suoi “guerrieri” portavano l'immagine di Santa Rita da Cascia sul calcio del fucile.

Khassis era un monaco maronita, capo di una delle più feroci bande “cristiane” libanesi. 

Il CD.

"La cantata rossa per Tall el Zaatar", in realtà, è anche un CD
della collana "ArpA" Radio Popolare-Sensible Records.

Gaetano Liguori e Giulio Stocchi - La cantata rossa per Tall El Zaatar

musica di Gaetano Liguori
versi di Giulio Stocchi

Concetta Busacca - canto
Demetrio Stratos - vocalist
Giulio Stocchi - voce recitante
Pasquale Liguori - batteria
Roberto Del Piano - fender bass
Gaetano Liguori - pianoforte

Recensioni.

"Liguori si serve della parola scritta che diventa oralità veemente, rabbiosa, gridata con tutto il potere dell'evocazione lirica... un'operazione anche per l'epoca molto coraggiosa"

(Guido Michelone, Alias, 27 gennaio 2001)

"Uno dei più importanti, impegnati e trasversali dischi del jazz tricolore"

(P. Sca., il giorno, 7 giugno 2001)

"Perfetto amalgama di jazz e poesia, di cultura afroamericana e patrimonio folklorico, di avanguardia free e di world music ante literam"

(Guido Michelone, Jazz.it, maggio-luglio 2001)

"La cantata è sempre rossa"

(Vivimilano, 6 giugno 2001)

"Un documento storico per lo sviluppo del jazz italiano"

(Claudio Sessa, coriere della sera, 7 giugno 2001)

"Una sorprendente libertà creativa... una commistione di linguaggi inebriante"

(Flaviano De Luca, il manifesto, 23 giugno 2001)

"Si levò allora forte anche la voce di Demetrio Statos, che avrebbe taciuto per sempre da lì a non molto"

(Eddy Cilia, il mucchio, 17-23 luglio 2001)

"Un documento storico e politico quanto mai attuale"

(Giordano Casiraghi, tutto, settembre 2001)

"Musica carica di dolorosi sentimenti, di un grande bisogno di rinascita"

(Vitorio Franchini, corriere della sera, 3 ottobre 2001)

"Una fusione di jazz e letteratura, con l'emozione di ritrovare - assieme ai versi autorecitati da Stocchi - il canto di Demetrio Stratos"

(Gian Mario Maletto, Il Sole-24 Ore, 24 febbraio 2002)

Le tracce del CD.

  1. Fedayn.
  2. I 53 giorni.
  3. liberta' subito (strumentale).
  4. Amna.
  5. Piccolo fadh.
  6. La madre.
  7. Sulle macerie (strumentale).
  8. La cantata rossa.
  9. Fedayn (come la traccia 1).

Fedayn.

..questo popolo
ha sette anime
ogni volta che muore
rinasce più giovane
e bello

Tewfiq Zayad

I cinquantatre giorni.

Cinquantatre giorni
tanto ci volle
perché con l'inganno
Tall el Zaatar
bruciando ardesse
Cinquantatre giorni
e ogni giorno
fuoco
e ogni giorno
fame
e ogni giorno
bombe
e ogni giorno
traditori
con carri armati
e con dollari
Cinquantatre giorni
e dietro alle croci
come una cagna impazzita
a urli
ogni giorno
la morte
a pezzi
a schegge
a frantumi
a tronconi
ogni giorno
la morte
contro un muro
d'occhi
contro un giro
di speranze
contro un cerchio
di mani e fucili
contro tutto un popolo
in piedi
ogni giorno
e per
cinquantatre giorni
come
una cagna
impazzita
a urli
tornò ogni giorno
la morte
prima che con l'inganno
Tall el Zaatar
bruciando ardesse
Con l'inganno
valorosi di Ashrafieh
massacratori di bambini
sciacalli delle macerie
tigri per sventrare le donne
con l'inganno
e dai loro palazzi
agitando trattati
Gemayel di numeri e banche
Chamoun il patriota
che difende bordelli
e notturno il prete Khassis
di medioevo e coltelli
mentre nell'angolo più sudicio
della vergogna
il due volte traditore
Assad
conta e riconta
il suo prezzo
con l'inganno
quel dodici
dodici
dodici
dodici agosto
che ancora ci duole sul cuore
fascisti in branco
di muso insanguinato
che si dicono cristiani
con l'inganno
entrarono
e agitando trattati
in Tall el Zaatar
tristi macellai
in nome dell'occidente civile
per rompere
squartare
saccheggiare
bruciare
sgozzare
finché
di qua e di là
la loro pace
fra le rovine
andò lungamente beccando
l'occhio sbarrato dei morti 

Amna.

Quantè lunga la strada di Ashrafieh!
Ogni gradino
ogni pietra
ogni passo
sono
secoli interi
di dolore
eterne
costellazioni
cadenti
sulla cieca notte
del cuore
E vanno in fila
nude
fra due ali
di soldati
e immagini di santi
fra la folla
“Più in fretta animali!”
Quante sono?
Cento?
Duecento?
Amna non lo sa
Vede appena i suoi piedi
trascinarsi feriti
nella polvere
un passo
e un altro
e un altro
“Forza!”
“Che ci andiamo a divertire!”
Poi
sulla schiena
un colpo
Amna non sente
Ha dodici anni Amna
E pensa al padre
ai fratelli
agli amici
rimasti laggiù
nel gran fuoco
di Tall el Zaatar
“Dì
Lo sai che cos'è questo?”
Qualcuno l'afferra per i capelli
“Guarda!”
le agita qualcosa
davanti al viso
Una croce
“E' nostro Signor Gesù Cristo
Troia!”
Amna non vede
Cammina
cammina
cammina
e non ha
che il gran fuoco
di Tall el Zaatar
negli occhi
Uno sputo
un colpo
una spinta
Amna cammina
Un passo
e un altro
e un altro
Secoli
interi
di dolore
sulla strada
di Ashrafieh
Poi una porta
La spingono dentro
Fumo
grida
imprecazioni
dal soffitto
una lampadina
l'odore
penetrante
di corpi sudati
“Come ti chiami?”
“Amna hai detto?”
Ridono
“Vieni qui
Amna!
Amna!
Amna!”
Sente il loro respiro
mani chela frugano
l'afferrano
la prendono
la frugano
l'afferrano
la prendono
la fanno girare
da una parte
all'altra
Amna!
Amna!
Amna!
“Apri le gambe
che vediamo
cosa ci nascondi
in mezzo!”
“Girati Amna
il culo Amna
muovi un po'
il culo Amna!”
Amna!
Amna!
Amna!
Da una parte
all'altra all'altra
e mani e respiri
e man e mani
“Perché non balli?
Su da brava
balla comunista
facci vedere
muovi il culo
su Amna
Balla!
Balla!
Balla!”
Battono le mani
gridano
ridono
gridano
battono le mani
“Avanti balla
in piedi bestia
balla palestinese!”
“In piedi
balla
in piedi
balla
in piedi
balla!”
Lampadine
porte
pareti
mani
fumo
grida
di qua
di là
da una parte
all'altra
all'altra
all'altra
Amna!
Amna!
Amna!
“Girati Amna
muoviti Amna
in piedi Amna
bestia Amna
balla Amna
avanti balla
palestinese
comunista
bestia Amna
balla
balla
palestinese balla
balla
palestinese
palestinese
palestinese!” 

Il piccolo Fadh.

A occhi spalancati
entrò il piccolo Fadh nella morte
ricordando solo di questo mondo
la mano improvvisa ed il lampo
che dalle radici recise
e con un grido lungo
il cristallo segreto
dei suoi anni e del suo passo 

La madre.

Ahi
figlio
figlio
figlio
che ti porto sulle braccia
e che i tuoi anni mi pesano
figlio
come tre spade d'assenza
per ferirmi il cuore
figlio
che t'hanno spezzato
perché io più non veda
la primavera del tuo sorriso
figlio
e dolcemente prendere forma
il tessuto promesso dei giorni
figlio
figlio
che t'hanno strappato
per lasciarmi
fra i nodi della notte
muta e senza sonno
figlio
che per nove mesi
ci siamo parlati
tu confidandomi
i tuoi segreti d'acqua
ed io
la terra del futuro
figlio
che tutto intorno
è fuoco e maceria
e fumo
e urla
figlio
che ti porto
sulle braccia
ahi
figlio
figlio
figlio
e con tre spade d'assenza
in fondo al cuore
Perché questo silenzio
che ti posa sulle labbra
come una farfalla di gelo?
E i tuoi occhi
che guardano tanto lontano
dimmi
quale eterno minuto
vanno inseguendo?
Morto!
Morto!
Morto!
Il mio bambino
la mia gioia
la mia speranza
lui che era nato piccolino
ma come un albero
per crescere verso il cielo
per vedere e per conoscere
e secondo il suo destino
andare per le strade del mondo
il mio bambino
guardate
guardate il mio bambino
e la sua vita
sparsa nella polvere
con tutti i suoi tesori
Morto!
Morto!
Morto!
Datemi lame ed artigli
datemi vento ed ali
datemi la tempesta ed il grido
datemi spine e datemi rovi
datemi vetro e metallo
datemi coltelli e datemi chiodi
datemi tutto ciò che squarcia
datemi tutto ciò che morde
datemi tutto ciò che lacera e che strappa
datemi denti e datemi unghie
che dovunque possa inseguire
e sbranare
e dissanguare
e divorare
le bestie
che dal fondo della notte
hanno portato via per sempre
il mio bambino
Morto!
Morto!
Morto!
Con la fronte spaccata
del mio bambino
scendi
scendi Palestina
e le sue mani spente
come due colombe di cenere
scendi
con gli occhi fissi
del mio bambino
scendi Palestina
vestendo tutta l'ombra
della sua morte
e le ferite
con cui lo costrinsero a morire
scendi
scendi
gli infiniti gradini
scendi Palestina
fino al luogo
dove il dolore
è un unico fiume
con due fiamme e coltelli
E su quelle rive
abbandona la pietà
e ritta in mezzo alla terra
torna
torna Palestina
torna con l'incendio
che brucia e distrugge
torna
e senza più pietà
torna ritta in mezzo alla terra
torna Palestina
e con tutte le radici del fuoco
del fuoco
del fuoco
e io grido fuoco
perché il figlio che era mio
il mio bambino
la mia gioia
la mia speranza
oggi è morto
guardate
che me l'hanno ucciso
ed è morto
morto
morto!
Ma dove?
dove?
dove?
Popolo di stella e fucile
e mio figlio dov'è?
popolo di ritorno e di passi
e mio figlio dov'è?
popolo mio che mai non muore
e mio figlio dov'è?
Camminando
camminando
camminando
Dalle regioni dell'ombra
verso la luce infinita
che ci attende
camminando
da esilio a orizzonte
camminando
e da destino a ragione
camminando
con i vivi camminando
e tutti i morti insieme
camminando
perché nessuno resti indietro
camminando
camminando

figlio mio
che più non senti
camminando andremo
tu
con lo stupore ancora
negli occhi
del mondo
che non t'hanno lasciato
ed io
per non stancarti
recando il tuo peso
sulle braccia
camminando andremo
fino ai confini della terra
che da sempre ci appartiene
Solo allora
ai piedi degli ulivi
che guardano il fiume
Solo allora
figlio mio
che più non vedi
ti deporrò
baciandoti in fronte
e con tutte le tue domande
accanto
perché l'erba
i fiori
l'albero e gli uccelli
ti rispondano in eterno
con l'alfabeto loro
innumerevole del vento 

La cantata rossa.

Ma che nessuno
nessuno dico
che nessuno pianga!
Non una lacrima
dalle terre segrete
del nostro dolore
non una lacrima!
Perché in piedi
in piedi sono morti
Che nessuno pianga!
In piedi
accanto al pozzo
e alle radici del pane
Che nessuno pianga!
In piedi
fra le stagioni testarde
del loro lavoro
Che nessuno pianga!
In piedi
con le scarpe indosso
e con fucili
Che nessuno pianga!
In piedi
da barricate
parlando alle stelle
Che nessuno pianga!
In piedi
con gli occhi fissi
ai fiumi di Palestina
Che nessuno pianga!
In piedi
tracciando strade immense
verso il ritorno
Che nessuno pianga!
In piedi
con doni di speranza
ai bimbi del futuro
Che nessuno pianga!
In piedi
Ahmed
Fathma
Ibrahim
in piedi
Mervath
Abeth
Leila
in piedi
Youssef il nonno
e il piccolo Fadh
che aveva tre anni
in piedi
ognuno dei trentamila
di Tall el Zaatar
e che nessuno
nessuno dico
che nessuno pianga!
Non una lacrima!
Perché vedete?
Li hanno scacciati
dalla loro terra
e dal loro sogno
li hanno dispersi
li hanno rinchiusi
nei campi
gli hanno messo un numero
chiamandoli profughi
li hanno venduti
su tutti i mercati
e quando hanno preso il fucile
“Banditi!” hanno gridato
e li hanno uccisi
torturati
massacrati
divisi
e gli hanno detto
“Tu non avrai patria!”
ed essi in piedi
con la loro statura
abitano il mondo
abitano il mondo
abitano il mondo! 

pagina aggiornata in data 04/08/2007

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