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Musica per la "PACE" su sfondo arcobaleno

Di seguito i testi e, quando possibile, gli MP3 delle canzoni in italiano a me più care sulla pace.

Sullo striscione: "Noi contro tutte le guerre. Tutte le guerre contro di noi" Ponte della Ghisolfa - Milano, manifestazione del 25/04/03

Indice.

La madre.

(versi di Giulio Stocchi,
da "La cantata rossa per Tall El Zaatar",
un disco "Arpa" - Radio Popolare - Sensible Records)

Ahi
figlio
figlio
figlio

che ti porto sulle braccia
e che i tuoi anni mi pesano
figlio

come tre spade d'assenza
per ferirmi il cuore

figlio

che t'hanno spezzato
perché io più non veda
la primavera del tuo sorriso
figlio

e dolcemente prendere forma
il tessuto promesso dei giorni
figlio

figlio
che t'hanno strappato
per lasciarmi
fra i nodi della notte
muta e senza sonno

figlio
che per nove mesi
ci siamo parlati
tu confidandomi
i tuoi segreti d'acqua
ed io
la terra del futuro
figlio

che tutto intorno
è fuoco e maceria
e fumo
e urla
figlio

che ti porto
sulle braccia

ahi
figlio
figlio
figlio

e con tre spade d'assenza
in fondo al cuore

Perché questo silenzio
che ti posa sulle labbra
come una farfalla di gelo?
E i tuoi occhi
che guardano tanto lontano
dimmi
quale eterno minuto
vanno inseguendo?

Morto!
Morto!
Morto!

Il mio bambino
la mia gioia
la mia speranza
lui che era nato piccolino
ma come un albero
per crescere verso il cielo
per vedere e per conoscere
e secondo il suo destino
andare per le strade del mondo
il mio bambino
guardate
guardate il mio bambino
e la sua vita
sparsa nella polvere
con tutti i suoi tesori

Morto!
Morto!
Morto!

Datemi fame ed artigli
datemi vento ed ali
datemi la tempesta ed il grido
datemi spine e datemi rovi
datemi vetro e metallo
datemi coltelli e datemi chiodi
datemi tutto ciò che squarcia
datemi tutto ciò che morde
datemi tutto ciò che lacera e che strappa
datemi denti e datemi unghie
che dovunque possa inseguire
e sbranare
e dissanguare
e divorare
le bestie
che dal fondo della notte
hanno portato via per sempre
il mio bambino

Morto!
Morto!
Morto!

Con la fronte spaccata
del mio bambino
scendi
scendi Palestina
e le sue mani spente
come due colombe di cenere
scendi
con gli occhi fissi
del mio bambino
scendi Palestina
vestendo tutta l'ombra
della sua morte
e le ferite
con cui lo costrinsero a morire
scendi
scendi
gli infiniti gradini
scendi Palestina
fino al luogo
dove il dolore
è un unico fiume
con due fiamme e coltelli

E su quelle rive
abbandona la pietà
e ritta in mezzo alla terra
torna
torna Palestina
torna con l'incendio
che brucia e distrugge
torna
e senza più pietà
torna ritta in mezzo alla terra
torna Palestina
e con tutte le radici del fuoco
del fuoco
del fuoco
e io grido fuoco
perché il figlio che era mio
il mio bambino
la mia gioia
la mia speranza
oggi è morto
guardate
che me l'hanno ucciso
ed è morto
morto
morto!

Ma dove?
Dove?
Dove?

Popolo di stella e fucile
e mio figlio dov'é?
popolo di ritorno e di passi
e mio figlio dov'é?
popolo mio che mai non muore
e mio figlio dov'é?

Camminando

    camminando

        camminando

Dalle regioni dell'ombra
verso la luce infinita
che ci attende
camminando
da esilio a orizzonte
camminando
e da destino a ragione
camminando
con i vivi camminando
e tutti i morti insieme
camminando
perché nessuno resti indietro
camminando
camminando


figlio mio
che più non senti
camminando andremo
tu
con lo stupore ancora
negli occhi
del mondo
che non t'hanno lasciato
ed io
per non stancarti
recando il tuo peso
sulle braccia
camminando andremo
fino ai confini della terra
che da sempre ci appartiene

Solo allora
ai piedi degli ulivi
che guardano il fiume
solo allora
figlio mio
che più non vedi
ti deporrò
baciandoti in fronte
e con tutte le tue domande
accanto
perché l'erba
i fiori
l'albero e gli uccelli
ti rispondano in eterno
con l'alfabeto loro
innumerevole del vento

La madre.MP3, 9.29 Mb, 8' 07"

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Sidun.

(di Fabrizio De André, da "Creuza de mä",
traduzione dal genovese)

Il mio bambino il mio
il mio
labbra grasse al sole
di miele di miele

tumore dolce benigno
di tua madre
spremuto nell'afa umida
dell'estate dell'estate

e ora grumo di sangue orecchie
e denti di latte
e gli occhi dei soldati cani arrabbiati
con la schiuma alla bocca cacciatori di agnelli

a inseguire la gente come selvaggina
finché il sangue selvatico non gli ha spento la voglia
e dopo il ferro in gola i ferri della prigione
e nelle ferite il seme velenoso della deportazione

perché di nostro dalla pianura al modo
non possa più crescere albero né spiga né figlio
ciao bambino mio l'eredità
è nascosta

in questa città
che brucia che brucia
nella sera che scende
e in questa grande luce di fuoco
per la tua piccola morte

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La guerra di Piero.

(di Fabrizio De André)

Dormi sepolto in un campo di grano
non è la rosa non è il tulipano
che ti fan veglia dall'ombra dei fossi
ma son mille papaveri rossi

lungo le sponde del mio torrente
voglio che scendano i lucci argentati
non più i cadaveri dei soldati
portati in braccio dalla corrente

così dicevi ed era inverno
e come gli altri verso l'inferno
te ne vai triste come chi deve
il vento ti sputa in faccia la neve

fermati Piero, fermati adesso
lascia che il vento ti passi un po' addosso
dei morti in battaglia ti porti la voce
chi diede la vita ebbe in cambio una croce

ma tu non lo udisti e il tempo passava
con le stagioni a passo di giava
ed arrivasti a varcar la frontiera
in un bel giorno di primavera

e mentre marciavi con l'anima in spalle
vedesti un uomo in fondo alla valle
che aveva il tuo stesso identico umore
ma la divisa di un altro colore

sparagli Piero, sparagli ora
e dopo un colpo sparagli ancora
fino a che tu non lo vedrai esangue
cadere in terra a coprire il suo sangue

e se gli sparo in fronte o nel cuore
soltanto il tempo avrà per morire
ma il tempo a me resterà per vedere
vedere gli occhi di un uomo che muore

e mentre gli usi questa premura
quello si volta, ti vede e ha paura
ed imbraccia l'artiglieria
non ti ricambia la cortesia

cadesti in terra senza un lamento
e ti accorgesti in un solo momento
che il tempo non ti sarebbe bastato
a chiedere perdono per ogni peccato

cadesti interra senza un lamento
e ti accorgesti in un solo momento
che la tua vita finiva quel giorno
e non ci sarebbe stato un ritorno

Ninetta mia crepare di maggio
ci vuole tanto troppo coraggio
Ninetta bella dritto all'inferno
avrei preferito andarci in inverno

e mentre il grano ti stava a sentire
dentro alle mani stringevi un fucile
dentro alla bocca stringevi parole
troppo gelate per sciogliersi al sole

dormi sepolto in un campo di grano
non è la rosa non è il tulipano
che ti fan veglia dall'ombra dei fossi
ma sono mille papaveri rossi.

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La ballata dell'eroe.

(di Fabrizio De André)

Era partito per fare la guerra
per dare il suo aiuto alla sua terra
gli avevano dato le mostrine e le stelle
e il consiglio di vender cara la pelle

e quando gli dissero di andare avanti
troppo lontano si spinsero a cercare la verità
ora che è morto la patria si gloria
d'un altro eroe alla memoria

era partito per fare la guerra
per dare il suo aiuto alla sua terra
gli avevano dato le mostrine e le stelle
e il consiglio di vender cara la pelle

ma lei che lo amava aspettava il ritorno
d'un soldato vivo, d'un eroe morto che ne farà
se accanto nel letto le è rimasta la gloria
d'una medaglia alla memoria.

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ll disertore.

(Boris Vian / Ivano Fosssati)

In piena facoltà
egregio presidente
le scrivo la presente
che spero leggerà.

La cartolina qui
mi dice terra terra
di andare a far la guerra
quest'altro lunedì

Ma io non sono qui
egregio presidente
per ammazzar la gente
più o meno come me

Io non ce l'ho con lei
sia detto per inciso
ma sento che ho deciso
e che diserterò.

Ho avuto solo guai
da quando sono nato
i figli che ho allevato
han pianto insieme a me.

Mia mamma e mio papà
ormai son sotto terra
e a loro della guerra
non gliene fregherà.

Quand'ero in prigionia
qualcuno mi ha rubato
mia moglie e il mio passato
la mia migliore età.

Domani mi alzerò
e chiuderò la porta
sulla stagione morta
e mi incamminerò.

Vivrò di carità
sulle strade di Spagna
di Francia e di Bretagna
e a tutti griderò.

Di non partire più
e di non obbedire
per andare a morire
per non importa chi.

Per cui se servirà
del sangue ad ogni costo
andate a dare il vostro
se vi divertirà.

E dica pure ai suoi
se vengono a cercarmi
che possono spararmi
io armi non ne ho.

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Sigonella.

(di Ivano Fossati)

Mi piacciono tanto gli aeroplani
quando alzano il muso da terra
non mi hanno mai fatto paura
solo certe ali nere
di certe macchine per la guerra
mi fanno chiudere ancora gli occhi
e ancora il cuore.

Senti cosa ti dico amore
che non c'è profumo di melograno
e non c'è arancio che sia veramente in fiore
che tutta l'isola è un vulcano
dove non passa la paura
come da noi cambia una stagione.

Qui passano gli aeroplani
è di notte che li senti
quando non puoi dormire
qui se accendessero le luci
e riabbassassero le luci
ci troverebbero tutti in piedi
con gli occhi aperti qui.

Qui se si alzassero gli orizzonti
e riabbassassero gli orizzonti
ci troverebbero a pregare
se si alzasse la speranza
che come gli aeroplani può volare
se questa terra smettesse di tremare.

Perché trema l'aria come tremo io
tremano i vetri in camera mia
tremano le parole della mia povera calligrafia
se si alzasse la speranza
che come tutti quanti può volare
se questa terra smettesse di affondare.

Senti cosa ti dico amore
che non c'è profumo di melograno
e non c'è arancio che sia veramente in fiore.

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Fiume Sand Creek.

(di Fabrizio De André)

Si son presi il nostro cuore sotto una coperta scura
sotto una luna morta piccola dormivamo senza paura
fu un generale di vent'anni
occhi turchini e giacca uguale
fu un generale di vent'anni
figlio d'un temporale

c'è un dollaro d'argento sul fondo del Sand Creek.

I nostri guerrieri troppo lontani sulla pista del bisonte
e quella musica distante diventò sempre più forte
chiusi gli occhi per tre volte
mi ritrovai ancora lì
chiesi a mio nonno è solo un sogno
mio nonno disse sì

a volte i pesci cantano sul fondo del Sand Creek.

Sognai talmente forte che mi uscì il sangue dal naso
il lampo in un orecchio nell'altro il paradiso
le lacrime più piccole
le lacrime più grosse
quando l'albero della neve
fiorì di stelle rosse

ora i bambini dormono nell letto del Sand Creek.

Quando il sole alzò la testa tra le spalle della notte
c'erano solo cani e fumo e tende capovolte
tirai una freccia in cielo
per farlo respirare
tirai una freccia al vento
per farlo sanguinare

la terza freccia cercala sul fondo del Sand Creek.

Si son presi il nostro cuore sotto una coperta scura
sotto una luna morta piccola dormivamo senza paura
fu un generale di vent'anni
occhi turchini e giacca uguale
fu un generale di vent'anni
figlio d'un temporale

ora i bambini dormono sul fondo del Sand Creek.

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Anime candide.

(di Daniele Sepe)

A chi volete affliggere
coi dati sui bambini
caduti con le bombe
e sotto il fuoco dei cecchini
vogliamo playstation
il petrolio ci serve
e a voi poverelli
vi faremo a brandelli.
e a chi non muore
lo sai che faremo?

Non avete i grattacieli,
borsa, uffici finanziari?
Non avete dei banchieri
degli scudi planetari?
Nessuna top models
niente pargoli teppisti?
E non la potete fare la guerra
siete solo terroristi!
Siamo noi a dichiararla
quante bombe lanceremo
e a chi non muore lo sai che faremo?

Con le scarpe da ginnastica
noi siamo troppo belli
ma queste non ci bastano
vogliamo più modelli
perciò con la guerra
vi faremo capire
che voi del terzo mondo
ci dovete servire
da vivi o da morti
questo poi lo vedremo
e a chi non muore
lo sai che faremo?

Noi lo deporteremo!
We will dee-port you

Ci piangono i coglioni
con le storie delle mine
con gli arti strappalacrime
di bambini e di bambine.
Non hai più una gamba?
La tua vita è rovinata?
La vendiamo alla CNN
nel tg in prima serata
lo sai che ti faremo?

Ti deporteremo!
We will dee-port you

Papà venne di notte
e disse corri, andiamo
arrivammo nel salone
tenendoci per mano
ed io e il mio fratellino
ci sentivamo grandi e grossi
mentre il cielo di Kabul
era verde agli infrarossi
eravamo tutti uniti
fu davvero bellissimo
un attacco mai visto
un momento dolcissimo
questo sarà più bello
quanti morti che vedremo
e a quelli che non muoiono
sapete che faremo?

Noi li deporteremo!
We will dee-port you

Anime candide mp3, 7,81 Mb, 6' 49"

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Vite perdite.

(da "Vita di Agricola" di Tacito di Daniele Sepe)

"Predatori del mondo intero
adesso che mancano terre
alla vostra sete
di totale devastazione
andate a frugare anche il mare.
Avidi se il nemico è ricco
arroganti se è povero.
Gente che né l'oriente
né l'occidente possono saziare.
Solo voi
bramate possedere
con pari smania
ricchezza e miseria.
Rubano, massacrano, rapinano,
e con falso nome
lo chiamano impero.
Rubano, massacrano, rapinano,
e con falso nome
lo chiamano nuovo ordine.
Infine,
dove fanno il deserto,
dicono
che è la pace."

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Girotondo.

(di Fabrizio De André)

Se verrà la guerra, Marcondiro'ndero
se verrà la guerra, Marcondiro'ndà

Sul mare e sulla terra, Marcondiro'ndera
sul mare e sulla terra chi ci salverà?

Ci salverà il soldato che non la vorrà
ci salverà il soldato che la guerra rifiuterà.

La guerra è già scoppiata, Marcondiro'ndero
la guerra è già scoppiata, chi ci aiuterà.

Ci aiuterà il buon Dio, Marcondiro'ndera
ci aiuterà il buon Dio, lui ci salverà.

Buon Dio è già scappato, dove non si sa
buon Dio se n'è andato, chissà quando ritornerà.

L'aeroplano vola, Marcondiro'ndera
l'aeroplano vola, Marcondiro'ndà.

Se getterà la bomba, Marcondiro'ndero
se getterà la bomba chi ci salverà?

Ci salva l'aviatore che non lo farà
ci salva l'aviatore che la bomba non getterà.

La bomba è già caduta, Marcondiro'ndero
la bomba è già caduta, chi la prenderà?

La prenderanno tutti, Marcondiro'ndera
siam belli o siam brutti, Marcondiro'ndà

Siam grandi o siam piccini li distruggerà
siam furbi o siam cretini li fulminerà.

Ci sono troppe buche, Marcondiro'ndera
ci sono troppe buche, chi le riempirà?

Non potremo più giocare al Marcondiro'ndera
non potremo più giocare al Marcondiro'ndà.

E voi a divertirvi andate un po' più in là
andate a divertirvi dove la guerra non ci sarà.

La guerra è dappertutto, Marcondiro'ndera
la terra è tutta un lutto, chi la consolerà?

Ci penseranno gli uomini, le bestie i fiori
i boschi e le stagioni con i mille colori.

Di gente, bestie e fiori no, non ce n'è più
viventi siam rimasti noi e nulla più.

La terra è tutta nostra, Marcondiro'ndera
ne faremo una gran giostra, Marcondiro'ndà.

Abbiam tutta la terra Marcondiro'ndera
giocheremo a far la guerra, Marcondiro'ndà...

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Carlo Martello...

(di Fabrizio De André e Paolo Villaggio)

Re Carlo tornava dalla guerra
lo accoglie la sua terra
cingendolo d'allor

al sol della calda primavera
lampeggia l'armatura
del sire vincitor

il sangue del principe del Moro
arrossano il ciniero
d'identico color

ma più che del corpo le ferite
da Carlo son sentite
le bramosie d'amor

"se ansia di gloria e sete d'onore
spegne la guerra al vincitore
non ti concede un momento per fare all'amore

chi poi impone alla sposa soave di castità
la cintura in me grave
in battaglia può correre il rischio di perder la chiave"

così si lamenta il Re cristiano
s'inchina intorno il grano
gli son corona i fior

lo specchi di chiara fontanella
riflette fiero in sella
dei Mori il vincitor

Quand'ecco nell'acqua si compone
mirabile visione
il simbolo d'amor

nel folto di lunghe trecce bionde
il seno si confonde
ignudo in pieno sol

"Mai non fu vista cosa più bella
mai io non colsi siffatta pulzella"
disse Re Carlo scendendo veloce di sella

"De' cavaliere non v'accostate
già d'altri è gaudio quel che cercate
ad altra più facile fonte la sete calmate"

Sorpreso da un dire sì deciso
sentendosi deriso
Re Carlo s'arrestò

ma più dell'onor potè il digiuno
fremente l'elmo bruno
il sire si levò

codesta era l'arma sua segreta
da Carlo spesso usata
in gran difficoltà

alla donna apparve un gran nasone
e un volto da caprone
ma era sua maestà

"Se voi non foste il mio sovrano"
Carlo si sfila il pesante spadone
"non celerei il disio di fuggirvi lontano,

ma poiché siete il mio signore"
Carlo si toglie l'intero gabbione
"debbo concedermi spoglia ad ogni pudore"

Cavaliere egli era assai valente
ed anche in quel frangente
d'onor si ricoprì

e giunto alla fin della tenzone
incerto sull'arcione
tentò di risalir

veloce lo arpiona la pulzella
repente la parcella
presenta al suo signor

"Beh proprio perché voi siete il sire
fan cinquemila lire
è un prezzo di favor"

"E' mai possibile o porco di un cane
che le avventure in codesto reame
debban risolversi tutte con grandi puttane,

anche sul prezzo c'è poi da ridire
ben mi ricordo che pria di partire
v'eran tariffe inferiori alle tremila lire"

Ciò detto agì da gran cialtrone
con balzo da leone
in sella si lanciò

frustando il cavallo come un ciuco
fra i glicini e il sambuco
il Re si dileguò

Re Carlo tornava dalla guerra
lo accoglie la sua terra
cingendolo d'allor

al sol della calda primavera
lampeggia l'armatura
del sire vincitor

indice

pagina aggiornata in data 04/08/2007

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