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Le pagine di
Tabackunin

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Un regalo azzeccato.

Me ne sono stato a lungo a rigirarmela tra le mani, incerto sul da farsi.

La mano destra sorrideva contenta nell'unico modo in cui può sorridere una mano contenta, stringendo nel palmo il cuore ancorché tecnologico dell'entità che le trasmette benessere e lasciando i polpastrelli liberi di accarezzarne con plastica e accurata morbidezza i pulsanti arrotondati.

Sembrava il regalo più azzeccato per una mano razionale e metodica; una "mano Excel", tanta è la sua famigliarità con gli utilizzi suggeriti dall'apparecchio che attendeva solo di essere alimentato per cominciare ad operare mettendo ordine nella mia casa e nella mia vita.

La mano sinistra nicchiava, come alla ricerca di qualcosa rimasta incastrata tra le linee più recondite del palmo; i suoi polpastrelli vagavano incerti come su un campo minato, come se la risposta al perché di quell'ancestrale inquietudine dovesse arrivare proprio da quegli stessi pulsanti che la mano sorella non vedeva l'ora di premere, non per chiarire dei dubbi ma per sancire certezze.

Il palmo sinistro rimaneva a debita distanza dall'apparecchio, sembrava un superstizioso che aggira con plateale circospezione una scala appoggiata alla facciata di un edificio. Una mano che non sorride è come uno sguardo che non parla, come il camminare controcorrente in un ruscello.

La mano destra sembrava non vedesse l'ora di tuffarsi nella fresca e spumeggiante corrente di caratteri che avrebbero potuto sgorgare dall'apparecchio che stringeva ormai con impazienza. La mano sinistra avvertiva sempre più urgente il bisogno di raggiungere la sorgente della sua perplessa reticenza.

Da tempo mi capita di vedere modelli più o meno elaborati di apparecchi come quello sui cataloghi di prodotti per ufficio; ma l'ho utilizzato una sola volta molti mese fa. E' stato in occasione della sostituzione dell'etichetta sulla tua cassetta delle lettere.

Mia madre quando ero piccolo doveva ripristinarla più o meno ogni quindici giorni a causa dei figli dei vicini che la strappavano con sadica minuziosità. In effetti le sue etichette erano scritte con pessima ed enorme calligrafica su pezzi di cartone; nulla a che vedere con le moderne e asettiche etichettatrici elettroniche.

Quella della tua cassetta delle lettere, con caratteri eleganti e minuti scritti a mano, non era compromessa; c'era solo un nominativo di troppo, un ex convivente che aveva traslocato da tempo.

Mentre digitavo il tuo nome sulla comoda tastiera la mano destra ti raccontava l'affascinazione per quell'oggetto, la sinistra ti sussurrava la speranza di poter presto digitarne una nuova versione col mio nome accanto al tuo. Forse è stato dopo aver premuto "Print" che ti ho espresso il desiderio di avere un oggetto come quello tra i miei feticci razional-tecnologici.

Un paio di settimane dopo cercando qualcosa per farmi aria e alleviare la precoce calura estiva fra il mucchio della tua corrispondenza perennemente da evadere, ho trovato l'ultimo numero di una rivista ancora incelofanata indirizzata ad una persona che non aveva nulla a che fare con la tua etichetta sulla cassetta della posta e che solo il nominativo riportato sulla vecchia etichetta ha potuto lasciare a casa tua.

E' per questo che il tuo regalo è rimasto sulla mensola adibita a rifugio peccatorum di casa mia, come un monumento ad un eroe decaduto.

La vita ci è data per cercare la serenità e tendere all'armonia; nessuno utilizzerà mai un'etichettatrice capace di scrivere solo infamia, viltà e menzogna.

(15/11/2002)

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